La Corte di Cassazione ha ordinato un appello bis a Milano per riesaminare l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano, uccisa a Senago il 27 maggio 2023. I giudici della Prima sezione penale hanno accolto il ricorso della Procura generale di Milano. Il nuovo giudizio si concentrerà esclusivamente su quell’aggravante, esclusa in secondo grado ma riconosciuta in primo, con il resto del procedimento già formato.
Nelle motivazioni la Suprema Corte rileva che l’idea dell’omicidio sarebbe «emersa già molti mesi prima», richiamando ricerche online sui veleni e la somministrazione di prodotto per topi durante la gravidanza. Secondo i giudici, una valutazione complessiva degli elementi indicati «potrebbe confermare l’intento dell’imputato di cagionare l’aborto spontaneo della compagna senza assumerne direttamente la responsabilità».
Le prove citate dalla Cassazione
La sentenza riporta una ricerca testuale effettuata dall’imputato: «quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona? Veleni inodori e insapori». Il fascicolo menziona interrogazioni ai motori di ricerca datate 7 gennaio 2023 e l’«incremento della somministrazione del veleno per topi» durante la gravidanza, iniziata a dicembre 2022. Per la Cassazione, questi dati non sono stati adeguatamente soppesati nel rigetto della premeditazione da parte dei giudici d’appello.
La Procura generale ha qualificato il delitto come un agguato, segnalando la scelta dell’arma e la rimozione di ostacoli nell’appartamento, passaggi che — secondo l’accusa — avrebbero lasciato all’imputato il tempo di riflettere e mettere a punto il piano. La Suprema Corte ha ritenuto che tali profili meritino un nuovo esame da parte di una diversa sezione d’appello.
Ricostruzione del delitto e capi d’accusa
Giulia Tramontano, 29enne al settimo mese di gravidanza, è stata uccisa con 37 coltellate la sera del 27 maggio 2023. La svolta nelle indagini è arrivata nella notte tra il 31 maggio e il 1º giugno, quando l’uomo ha confessato; a sostegno dell’incriminazione sono confluiti indizi come tracce biologiche nell’auto, elementi dai telefoni e ricerche sul web. I capi d’imputazione contestati sono omicidio, interruzione non consensuale di gravidanza e occultamento di cadavere. Nelle motivazioni si precisa che l’imputato è detenuto nel carcere di Pavia.
Sul piano processuale, l’appello bis riguarderà esclusivamente la verifica dell’aggravante della premeditazione e, secondo l’impostazione finora accolta, non dovrebbe modificare l’entità della pena definita nelle fasi precedenti. In primo grado e nelle indagini erano emersi — sempre secondo l’accusa — ulteriori elementi come ricerche su come eliminare un corpo o cancellare tracce, tentativi di bruciare il corpo e la somministrazione di sostanze nocive con l’obiettivo di provocare un aborto.
Le posizioni di accusa, parte civile e difesa
L’avvocato della famiglia Tramontano, Nicodemo Gentile, ha accolto la decisione parlando di «pianificazione lucida» e di intento punitivo. La Procuratrice generale Elisabetta Ceniccola, che ha sollecitato il nuovo processo, ha sostenuto che tra progetto e azione vi sia stato il tempo per riflettere e valutare i mezzi da adottare. La difesa, per voce dell’avvocata Giulia Geradini, ha contestato l’esito e ha annunciato un esame delle motivazioni per decidere i prossimi passi. La Cassazione ha respinto il ricorso difensivo volto a escludere l’aggravante della crudeltà e a ottenere attenuanti generiche.
La rivalutazione della premeditazione si terrà in appello, dinanzi a giudici di altra sezione, a Milano.
