23 giugno 2026 – Dopo giorni di polemiche e tensioni sull’asse Roma–Washington, L’Aria che Tira ha trasmesso in esclusiva l’audio originale della telefonata tra Donald Trump e il giornalista di La7 Daniele Compatangelo, registrata all’indomani del G7 di Evian. Finora la conversazione era disponibile soltanto attraverso il doppiaggio e la trascrizione pubblicata dall’emittente.
🔴 🇺🇸🇮🇹 Scontro Trump-Meloni, L’Aria Che Tira pubblica l’audio originale della telefonata con #Trump. Il Governo statunitense – fa sapere il programma di La7 – ne ha autorizzato la diffusione.@PolitikosIt pic.twitter.com/rmq7Qa7LF4
— Politikos (@politikosit) June 23, 2026
Trump contro Meloni, la telefonata che ha scatenato la crisi
La telefonata era andata in onda il 19 giugno e aveva innescato una grave crisi diplomatica tra Stati Uniti e Italia. Compatangelo aveva chiesto a Trump cosa si fossero detti lui e Meloni al G7, l’incontro tra presidenti e capi di Stato svoltosi in Francia nei giorni precedenti. Trump aveva risposto che la premier italiana gli aveva “fatto pena“, perché avrebbe cercato in tutti i modi di fare una foto con lui. “Probabilmente è contenta che io le abbia parlato, non ero obbligato a parlarle”, sembrava avesse detto il presidente, aggiungendo che Meloni lo avrebbe “supplicato di fare una foto. Voleva una foto con me a tutti i costi.”
Meloni aveva risposto in modo molto duro con un video in cui aveva accusato Trump di essersi inventato tutto. “Sono francamente allibita, non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati”, aveva dichiarato. “Però una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai.” Il 20 giugno Trump era tornato all’attacco con un post su Truth, ribadendo che Meloni avrebbe tentato “più e più volte” di ottenere una foto con lui al G7, con l’obiettivo – a suo dire – di aumentare i propri consensi in Italia. Anche in questo caso Meloni aveva replicato, con un post su Instagram in cui lo invitava a pensare alla sua di popolarità.
Parenzo: “La Casa Bianca ci ha autorizzato a diffondere l’audio”
Ad aprire la puntata di martedì è stato il conduttore David Parenzo, che ha illustrato il contesto della diffusione della registrazione. “Abbiamo rispettato il protocollo previsto per le telefonate con il presidente degli Stati Uniti“, ha esordito. “Qualcuno aveva messo in dubbio il contenuto della telefonata. Per questo abbiamo chiesto la possibilità di diffondere l’audio originale e la Casa Bianca ci ha autorizzato a farlo.” Il conduttore ha precisato che la registrazione è andata in onda integralmente, “senza alcun taglio”, compresi gli squilli iniziali e i momenti precedenti alla risposta del presidente. In un primo momento, ha ricordato Parenzo, La7 aveva potuto pubblicare soltanto il testo della conversazione, in linea con il protocollo che normalmente impone una previa autorizzazione alla diffusione integrale dei contenuti audio.
L’ascolto dell’audio sembrerebbe confermare quanto già riportato nella trascrizione. Compatangelo aveva avviato l’intervista chiedendo la posizione di Trump sulla futura adesione dell’Ucraina all’Unione europea, ma il presidente ha rapidamente spostato il focus su Meloni. “L’intervista parte con tutt’altro scopo“, ha sottolineato Parenzo. “È stato il presidente a deviare immediatamente la conversazione e a chiedere lui di Giorgia Meloni“, ha aggiunto.
Borghi: “La parola pity non è mai stata detta”
La diffusione dell’audio ha riacceso il dibattito sulla traduzione, in parte anticipato già nei giorni scorsi dal senatore della Lega Claudio Borghi. Prima ancora che la registrazione venisse resa pubblica, Borghi scriveva su X: “Per intendersi, se la frase di Trump con La7 fosse come pare ‘I felt sorry for her’, in quel contesto sarebbe un ‘mi dispiaceva deluderla’ e se il contesto fosse stato scherzoso – e anche qui ci vuole l’audio originale – non mi pare tutta sta tragedia se non la solita smargiassata”.
Con l’audio ora disponibile, Borghi ribadisce comunque la sua posizione: la parola pity – termine che in inglese esprime in modo più diretto il concetto di “pietà” o “commiserazione” – non è mai stata pronunciata da Trump. Il presidente ha usato l’espressione “I felt sorry for her”, locuzione che, secondo Borghi si presta a una lettura più sfumata, riconducibile a un atteggiamento di condiscendenza piuttosto che a un’umiliazione.
Atterrato adesso e finalmente abbiamo l’audio originale della telefonata fra Trump e il giornalista de la7 dove parlano di Meloni. Quindi la storia che non si poteva pubblicare era una balla. Si conferma che la parola “pity” non è mai stata detta. Quanto al tono e al contesto…
— Claudio Borghi A. (@ClaudioBorghi) June 23, 2026
L’espressione “she begged me for a picture” però si presta difficilmente a interpretazioni benevole, indipendentemente dal verbo che la accompagna. Se la distinzione tra “pity” e “I felt sorry” può essere considerata fondata, la sostanza della narrazione costruita da Trump su Meloni rimane quella di un attacco.
