L’Unione europea introdurrà un dazio di 3 euro sui piccoli pacchi in arrivo da Paesi extra Unione europea, con applicazione dal 1° luglio 2026. In Italia alla misura europea si somma il contributo nazionale di 2 euro per singola spedizione previsto dalla legge di bilancio, al momento sospeso fino a luglio. Con entrambe le leve attive il sovrapprezzo arriverebbe a 5 euro oltre all’Iva, mentre da novembre 2026 è attesa una “handling fee” europea per coprire i costi di gestione doganale.
Le richieste di Confetra e l’effetto sui traffici
Confetra, la confederazione delle imprese del trasporto e della logistica, ha inviato una lettera al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiedendo l’eliminazione del contributo italiano. Il presidente Carlo De Ruvo ha sollecitato di «cancellare subito la tassa» e ha scritto che la doppia imposizione sulle spedizioni sotto i 150 euro «va fermata», perché «provocherà il crollo di almeno il 50% dei traffici merci e farà perdere 25 milioni di euro allo Stato». La Confederazione ha aggiunto che il ministero sta valutando la questione. Secondo le simulazioni elaborate dall’associazione, il combinato tra dazio Unione europea e contributo nazionale ridurrebbe anche gli incassi pubblici nel periodo di avvio delle nuove regole.
Il quadro economico e le cifre in gioco
Il dazio Unione europea di 3 euro è definito «per categoria di articolo» e copre il periodo dal 1° luglio 2026 al 1° luglio 2028. Il contributo italiano di 2 euro per spedizione è stato introdotto a gennaio 2026; la legge di bilancio indica un gettito atteso di 122,5 milioni per il 2026 e un raddoppio nel 2027, riferisce Confetra. Le stime della Confederazione quantificano gli effetti: con il solo dazio europeo l’erario incasserebbe 153,1 milioni tra luglio e novembre 2026; con dazio Unione europea più contributo nazionale gli incassi scenderebbero a 127,6 milioni nello stesso arco temporale.
Bruxelles ha motivato l’introduzione del dazio con l’aumento dei volumi: secondo le note tecniche, il numero dei piccoli pacchi è raddoppiato dal 2022 e nel 2024 sono entrati nel mercato unico 4,6 miliardi di spedizioni di questo tipo, il 91% proveniente dalla Cina.
Reazioni di imprese e governo
Confcommercio valuta positivamente il dazio europeo: il vicepresidente Riccardo Garosci lo ha definito «una misura concreta per mitigare la concorrenza sleale e tutelare le migliaia di aziende italiane». L’associazione, però, esprime riserve sul contributo nazionale e sui possibili effetti negativi per le imprese. Sul piano politico, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha più volte criticato l’importazione massiccia di prodotti a basso costo, parlando di «invasione», secondo lo staff del ministero.
Handling fee e prossimi passi
La governance e le modalità di applicazione della handling fee europea prevista da novembre 2026 restano oggetto di interlocuzioni tra Stati membri e operatori. Il prossimo passaggio formale spetta al ministero dell’Economia, che sta valutando le richieste delle associazioni e le simulazioni sul possibile spostamento dei flussi verso altri scali europei.
