Il Regno Unito fa i conti con la Brexit che ha ridisegnato la politica nazionale, a dieci anni dal referendum. La scelta di lasciare l’Unione europea ha spezzato il tradizionale bipartitismo conservatori–laburisti e si è tradotta nella successione di più primi ministri. La polarizzazione tra Leavers e Remainers si è consolidata e, secondo i sondaggi citati dagli esperti, una quota rilevante dell’opinione pubblica giudica oggi la Brexit un errore.
Il governo laburista guidato da Keir Starmer ha avviato un riavvicinamento graduale all’Unione europea; sul tavolo restano ipotesi che vanno dal ripristino della libertà di circolazione all’eventuale adesione a Schengen o all’euro, mentre gli studi raccolti offrono valutazioni divergenti sugli effetti economici.
Sondaggi e identità politiche dopo il voto
Dopo il referendum si è affermata un’identità elettorale divisa: Leavers e Remainers restano categorie di riferimento per una parte dell’elettorato. Le ultime rilevazioni registrano un aumento dei flussi migratori verso il Regno Unito e l’immigrazione ha guadagnato centralità nel dibattito pubblico. Secondo le analisi, Nigel Farage e altre formazioni di destra populista guidano i sondaggi quando concentrano la campagna sui temi migratori, intercettando l’attenzione di segmenti elettorali sensibili a confini, lavoro e servizi.
Gli analisti collegano la nuova rilevanza del tema all’offerta politica di Reform UK e ai mutamenti dell’agenda mediatica. I contributi ricordano la molteplicità di fattori che hanno inciso sui flussi post‑Brexit e sottolineano che nessuna causa, da sola, spiega l’intero fenomeno: si intrecciano andamenti economici, esigenze del mercato del lavoro, regimi visti, canali universitari e ricongiungimenti familiari.
Rientro nell’Unione europea: ipotesi e vincoli
Le condizioni politiche e tecniche ipotizzate per un eventuale percorso di rientro guardano a richieste di Bruxelles su tre assi: limiti alla libera circolazione, partecipazione a strumenti comuni e impegni finanziari. Nelle ipotesi delineate affiora una scelta netta: maggiore tutela della sovranità nazionale oppure accesso al mercato unico con costi e regole condivise, secondo gli esperti citati.
Osservatori esteri e negoziatori richiamano anche il tempo necessario per ricostruire fiducia istituzionale e accordi tecnici con l’Unione europea. Avvertono che ogni passo richiederebbe negoziati complessi con i partner europei e non garantirebbe automaticamente condizioni più favorevoli rispetto a quelle attuali, nonostante il clima politico più disteso.
Il numero 760 di «la Lettura»: interviste e reportage
Il numero 760 di «la Lettura», in arrivo nel weekend, raccoglie interviste e reportage che approfondiscono questi aspetti. Luigi Ippolito ha intervistato Lord Andrew Roberts; Stefano Montefiori ha parlato dalla Francia con il politologo Gilles Gressani; Paola De Carolis ha raccolto testimonianze di operatori del settore musicale e museale a Londra; Alessandra Coppola ha intervistato lo scrittore Mick Herron; Giuseppe Sarcina ha incontrato Ivo Daalder sull’interpretazione americana della relazione tra Gran Bretagna e Unione europea.
Lo storico Lord Andrew Roberts ha detto: «l’uscita della Gran Bretagna dalla Unione europea si è concretizzata solo sei anni e mezzo fa», richiamando la brevità del periodo utile per un bilancio definitivo. Il numero 760 sarà in edicola nel weekend.
