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Roma, arrestato Domenico Spada: estorsioni mafiose a commercianti con minacce e violenza

Minacce e richieste di denaro a tre commercianti: "Se non mi dai i soldi, ti sparo in testa".

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Roma, arrestato Domenico Spada: estorsioni mafiose a commercianti con minacce e violenza

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Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Domenico Spada, 31 anni, è stato arrestato a Roma con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, per fatti collocati tra dicembre 2025 e aprile 2026. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Gabriele Fiorentino su richiesta della procura ed eseguita dagli agenti del VI Distretto Casilino della Polizia di Stato. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma con la collaborazione della Squadra Mobile e dei carabinieri della stazione di Tor Vergata, hanno raccolto immagini, registrazioni audio e denunce di tre commercianti.

Le attività finite nel mirino sono tre esercizi della periferia sud-est: il bar Carpe Diem Cafè in via Passo Lombardo, la ferramenta Elyfer Giardinaggio & Ferramenta in via di Vermicino e il Punto Snai in via Torraccio di Torrenova. Secondo gli atti, a dicembre 2025 Spada avrebbe chiesto denaro ai gestori del bar di via Passo Lombardo e, al rifiuto, avrebbe pronunciato minacce intensificando la pressione con frasi intimidatorie e con ripetuti transiti davanti all’ingresso, segnalati più volte alle forze dell’ordine dai titolari.

Le richieste ai negozi di via di Vermicino e Torrenova

Nella ferramenta di via di Vermicino gli episodi contestati sarebbero iniziati il 28 marzo 2026 e si sarebbero protratti fino al 2 aprile 2026. Dagli atti emergono richieste di denaro accompagnate da frasi che, per gli investigatori, richiamavano identità familiare e presunto controllo del territorio. In una conversazione intercettata e riportata nelle carte sarebbe stato registrato: «La mano non si rifiuta a nessuno, in particolare a me. Io sono Domenico lo zingaro, il figlio di Domenico Spada. Qui potete lavorare perché ci siamo noi che non vi facciamo capitare niente». Nello stesso contesto l’indagato avrebbe preteso 150 euro con la motivazione: «Mi sento offeso se non mi dai la mano. Non potete offendere il mio onore… dovete darmi 150 euro per ripulirvi dall’offesa che mi avete fatto». In altri momenti, secondo le ricostruzioni, le minacce sarebbero state: «Se non mi date i soldi che v’ho appena chiesto te sparo in testa», «Torno e ve sparo a tutti», «Ve do fuoco al locale se non me date sti soldi».

L’episodio del 2 aprile 2026 è contestato come un’irruzione con minacce aggravate: gli investigatori riferiscono che Spada avrebbe brandito una spatola metallica e avrebbe rivolto frasi come «Vuoi vede che te stacco er cervello?», «Oggi te spappolo pure che sei vecchio», fino a: «Giuro su mio padre che te faccio morì qui dentro al negozio tuo». La sequenza, per gli inquirenti, ha consolidato il quadro intimidatorio già tracciato dai giorni precedenti e ha contribuito alla qualificazione dell’ipotesi di reato con l’aggravante del metodo mafioso.

Nel Punto Snai di via Torraccio di Torrenova l’accusa è a titolo di tentata estorsione. Gli investigatori hanno ricostruito che l’indagato avrebbe preteso la restituzione di circa 1.700 euro persi alle slot machine, minacciando dipendenti e gestori e annunciando che «spaccava tutto il locale» e che «in un modo o nell’altro i soldi se li sarebbe ripresi». Anche in questo caso la pretesa, secondo gli atti, è stata accompagnata da condotte minacciose ripetute.

Le prove e la misura cautelare

Le investigazioni hanno prodotto elementi documentali e testimoniali: sistemi di videosorveglianza, registrazioni audio e denunce presentate dalle persone offese. Nelle motivazioni dell’ordinanza il gip ha evidenziato come le condotte contestate fossero scandite da continui richiami a un presunto potere di controllo del territorio e da modalità intimidatorie che gli inquirenti hanno ritenuto riconducibili al metodo mafioso. La Direzione distrettuale antimafia di Roma ha coordinato le attività che hanno portato il pubblico ministero a chiedere la custodia cautelare in carcere; il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti gli elementi per l’applicazione della misura ed ha disposto l’esecuzione, operata dal VI Distretto Casilino.

Nei materiali acquisiti compaiono passaggi in cui, secondo gli investigatori, il richiamo al cognome e alla famiglia è stato usato per intimorire le vittime e ottenere pagamenti. Le dichiarazioni dei commercianti hanno consentito di collocare i file video e audio all’interno della dinamica dei singoli episodi, precisando tempi e luoghi: il Carpe Diem Cafè in via Passo Lombardo, la ferramenta Elyfer Giardinaggio & Ferramenta in via di Vermicino e il Punto Snai in via Torraccio di Torrenova. L’azione giudiziaria si è basata sulle denunce di tre esercenti, dalle quali è emerso un quadro episodico e ripetuto che ha determinato l’intervento della Dda. L’esecuzione dell’ordinanza ha sintetizzato l’attività investigativa e ha aperto i successivi passaggi processuali. Gli atti dell’inchiesta sono stati trasmessi alla Direzione distrettuale antimafia di Roma per le valutazioni successive e per il proseguimento dell’azione penale.

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