Londra – Una rete di sabotaggio online legata alla Russia ha orchestrato la serie di incendi dolosi contro due proprietà e un’automobile collegate al primo ministro britannico Keir Starmer. Lo sostiene un’inchiesta del Financial Times pubblicata il 15 giugno 2026, lo stesso giorno in cui un tribunale di Londra ha condannato due dei tre imputati nel processo per gli attacchi.
Il processo per gli attacchi a Starmer
All’Old Bailey, sede del tribunale penale di Londra, al termine di un processo durato sei settimane sugli attacchi alle proprietà legate a Keir Starmer, la giuria ha riconosciuto colpevoli di associazione per danneggiamento mediante incendio l’operaio ucraino Roman Lavrynovych, 22 anni, e il cittadino romeno (nato in Ucraina) Stanislav Carpiuc, 27 anni. Lavrynovych è stato condannato anche per due capi d’imputazione relativi al danneggiamento di proprietà mediante incendio con imprudenza riguardo al rischio per la vita umana, riferiti ai roghi dell’11 e del 12 maggio 2025, mentre è stato assolto dall’accusa più grave di incendio con l’intento di mettere in pericolo vite umane. Il terzo imputato, l’ucraino Petro Pochynok, 35 anni, è stato assolto dall’accusa di associazione.
Gli attacchi, tutti avvenuti di notte tra l’8 e il 12 maggio 2025 nella zona di Kentish Town, a nord di Londra, presero di mira una Toyota RAV4 appartenuta in passato a Keir Starmer, l’ingresso di un edificio dove Keir Starmer aveva vissuto in precedenza e l’abitazione di famiglia, oggi affittata alla cognata del primo ministro, Judith Alexander, che vi risiede con la figlia. Alexander, in una dichiarazione letta in tribunale, ha raccontato di essersi svegliata verso l’una di notte sentendo due forti boati e di aver poi visto dalla finestra fumo e un bagliore arancione salire verso il piano dove si trovava la stanza della figlia, proprio sopra il punto in cui era stato appiccato il fuoco.
L’inchiesta del Financial Times sugli incendi
Secondo l’inchiesta, Lavrynovych fu reclutato alla fine del 2024 su Telegram da un interlocutore di lingua russa che usava lo pseudonimo “El Money” e comunicava sia in russo che in ucraino. Inizialmente gli furono affidati compiti minori, come stampare e affiggere di notte manifesti del gruppo Direct Action; in seguito gli fu chiesto, in cambio di pagamenti promessi in criptovaluta, di verificare la presenza di telecamere di sorveglianza agli indirizzi presi di mira e infine di appiccare gli incendi. Lavrynovych ha sostenuto di non aver mai saputo a chi fossero collegati quegli indirizzi né di aver sentito parlare di Keir Starmer, e di aver proseguito solo dopo essere stato minacciato dal suo referente, che in seguito lo avrebbe spinto a lasciare Londra.
Il Financial Times, però, è arrivato a questa ricostruzione analizzando archivi Telegram, portafogli di criptovalute, materiale probatorio raccolto in aula e interviste con funzionari occidentali. Nei messaggi rintracciati “El Money” reclutava persone tramite gruppi Telegram rivolti ai parlanti russo e ucraino a Londra. I dati citati indicano che, tra agosto 2024 e maggio 2025, Roman Lavrynovych avrebbe pubblicato oltre cento annunci di ricerca lavoro ed era molto attivo in quei canali. Verso la fine del 2024 “El Money” gli avrebbe commissionato la stampa e l’affissione di manifesti di un movimento chiamato Direct Action; in seguito gli avrebbe chiesto di verificare la presenza di telecamere a indirizzi precisi, offrendo 1.500 sterline.
Nelle pagine e nei canali recuperati dagli investigatori, Direct Action si presentava in inglese come un movimento di estrema destra che incoraggiava attacchi contro moschee e veicoli della polizia; uno dei canali condivideva manuali per la costruzione di ordigni e per aggressioni con coltelli, scrive il Financial Times. L’inchiesta sostiene che il gruppo fosse in realtà gestito da operatori che agivano dalla Russia, spesso con VPN per mascherare posizione e identità e talvolta usando strumenti di intelligenza artificiale per creare contenuti.
Divergenze su responsabilità e pareri degli esperti sul caso Kein Starmer
Da una parte la ricostruzione giornalistica e il quadro tratteggiato dalla CISA; dall’altra, la polizia antiterrorismo di Londra ha dichiarato in aula che non sono state trovate prove di un coinvolgimento diretto del governo russo negli attacchi. Helen Flanagan, responsabile dell’antiterrorismo londinese, ha affermato che non esistono elementi che colleghino la Russia agli incendi, secondo quanto emerso in udienza.
Gli esperti citati dal Financial Times offrono letture intermedie. Mark Galeotti, professore onorario all’University College London, osserva che molti gruppi hacker si definiscono “patrioti” e che il Cremlino può trarre vantaggio senza commissionare ufficialmente ogni azione: “più aumentano gli attacchi, meno credibile diventa la negazione”, ha detto Galeotti. Ciaran Martin, ex capo del centro britannico per la sicurezza informatica, ha aggiunto che la Russia agisce spesso “attraverso uno scambio continuo di attività e competenze tra servizi segreti statali e gruppi criminali”, lasciando ampia autonomia ad attori non statali.
La risposta di Starmer
Il premier britannico ha dichiarato che “giustizia è stata fatta“. Dal G7 in Francia, Starmer si reputa soddisfatto per l’esito del processo ma ha collegato l’attacco incendiario all’ingresso di un’abitazione della sua famiglia a Londra, insieme agli altri atti vandalici contro i suoi beni, al quadro più ampio del conflitto tra Russia e Ucraina, alludendo a un possibile coinvolgimento di Mosca. Si attende una sua risposta in merito all’inchiesta pubblica dal Financial Times
