Tutti assolti nel processo sulla Torre Milano di via Stresa, uno dei filoni delle inchieste della Procura milanese sull’urbanistica cittadina. La giudice monocratica Paola Braggion ha assolto nel merito gli otto imputati con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
La decisione riguarda il grattacielo residenziale di 24 piani realizzato in via Stresa, alto circa 82 metri. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la giudice ha escluso la sussistenza di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falsi nella realizzazione dell’opera, un intervento dal valore indicato in circa 45 milioni di euro.
Si tratta della prima sentenza arrivata nell’ambito dei procedimenti avviati negli ultimi anni dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica della città.
Le accuse della Procura e la richiesta di condanna
Al centro del processo c’era la realizzazione della Torre al posto di due edifici preesistenti di due e tre piani. La Procura contestava il fatto che l’intervento fosse stato autorizzato attraverso una Scia, cioè una Segnalazione certificata di inizio attività, qualificata come ristrutturazione edilizia.
I pubblici ministeri avevano chiesto la condanna di tutti gli imputati, con pene fino a 2 anni e 4 mesi, e anche la confisca dell’edificio. L’ipotesi accusatoria sosteneva che l’operazione edilizia non potesse essere ricondotta alla semplice ristrutturazione, ma configurasse un intervento urbanistico illegittimo.
La sentenza di assoluzione ribalta dunque l’impostazione dell’accusa in questo primo grado di giudizio.
Gli imputati assolti
Tra gli assolti ci sono i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, l’architetto Gianni Maria Ermanno Beretta, progettista e direttore dei lavori, e alcuni ex dirigenti e funzionari comunali coinvolti nella pratica edilizia.
Sono stati assolti anche Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia e membro della Commissione per il paesaggio del Comune di Milano, l’ex responsabile della Direzione urbanistica di Palazzo Marino Franco Zinna, e tre dipendenti comunali che si erano occupati della pratica: Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi.
Il Comune di Milano non si era costituito parte civile in questo procedimento. Secondo quanto riferito dal Corriere, Palazzo Marino aveva anzi depositato una memoria attraverso la propria Avvocatura, sostenendo la regolarità degli atti compiuti dai propri dipendenti.
Un verdetto destinato a pesare sul dibattito urbanistico
La decisione sulla Torre Milano arriva in un momento particolarmente delicato per il dibattito sull’urbanistica milanese. Negli ultimi anni diversi interventi edilizi sono finiti al centro dell’attenzione della magistratura, con contestazioni legate alle procedure autorizzative e alla trasformazione di alcune aree della città.
Il verdetto di via Stresa non chiude l’intero capitolo delle inchieste urbanistiche, ma rappresenta un passaggio significativo: nel primo processo arrivato a sentenza, la giudice ha escluso la rilevanza penale delle condotte contestate agli imputati. Resta ora da capire quale sarà l’evoluzione giudiziaria del caso e quale impatto potrà avere sugli altri procedimenti ancora aperti.
