A quasi tre mesi dalle dimissioni dal Ministero del Turismo, Daniela Santanchè torna a parlare pubblicamente della decisione che ha segnato la fine della sua esperienza nel governo guidato da Giorgia Meloni. Lo fa nel podcast Sette Vite, condotto da Hoara Borselli e pubblicato da Nicola Porro, dove ripercorre uno dei passaggi più delicati della sua carriera politica.
L’ex ministra non nasconde di considerare ancora oggi ingiusto il passo indietro compiuto a marzo. Pur ribadendo la propria lealtà nei confronti della presidente del Consiglio, Santanchè sostiene infatti che non avrebbe dovuto lasciare l’incarico e che la sua scelta sia stata motivata principalmente dal rispetto verso il governo e la sua leader.
“Non è stato giusto farmi dimettere”
Nel corso dell’intervista, Santanchè affronta direttamente il tema delle dimissioni presentate il 25 marzo 2026, dopo settimane di polemiche politiche e di dibattito legato alle vicende giudiziarie che la riguardano.
“Non è stato giusto farmi dimettere, ma Meloni è il capo e io sono leale”, afferma l’ex ministra, spiegando di aver accettato la decisione pur non condividendola.
Una posizione che aveva già espresso nei mesi successivi all’uscita dal governo e che oggi ribadisce con chiarezza. Santanchè sostiene inoltre che in Italia troppo spesso il processo mediatico finisca per prevalere su quello che si svolge nelle aule di giustizia, un tema sul quale ha insistito più volte anche durante la sua esperienza da ministra.
L’esponente di Fratelli d’Italia sottolinea inoltre di non aver mai messo in discussione il proprio rapporto con Giorgia Meloni, confermando la fiducia nei confronti della presidente del Consiglio nonostante quanto accaduto.
La lettera con una parola destinata a far discutere
Uno dei momenti più ricordati di quella vicenda resta la lettera con cui Santanchè formalizzò le proprie dimissioni.
Nel documento inviato alla premier compariva infatti una parola che fece molto discutere: “Obbedisco”. Un termine che richiamava volutamente una delle espressioni più celebri della storia italiana e che l’ex ministra aveva scelto per spiegare il proprio atteggiamento nei confronti della decisione maturata all’interno della maggioranza.
Anche oggi Santanchè continua a rivendicare quella scelta come il simbolo della propria lealtà politica e istituzionale.
