15 giugno 2026 – All’alba sono stati arrestati a Palermo Stefano Fidanzati e Raffaele Galatolo. L’operazione antimafia è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Negli atti d’indagine i due, indicati rispettivamente come capo della famiglia dell’Arenella e come riferimento storico dell’Acquasanta, avrebbero riorganizzato assetti e attività illecite sul territorio, nonostante le uscite e i permessi premio concessi a Galatolo negli ultimi anni.
Il blitz a Palermo
La Guardia di Finanza, nucleo speciale di polizia valutaria di Palermo, ha eseguito 13 provvedimenti cautelari e la Dda ha iscritto 45 persone nel registro degli indagati. Gli arresti riguardano otto persone destinatarie di una misura in carcere e cinque ai domiciliari. Le accuse, a vario titolo, includono associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta, favoreggiamento personale, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed esercizio abusivo di attività di scommesse. La Dda di Palermo, nel decreto cautelare, ha ricostruito il ruolo di vertice di Stefano Fidanzati nella famiglia dell’Arenella e ha attribuito a Raffaele Galatolo la capacità, anche tramite una rete stabile di sodali, di influenzare attività economiche e commerciali nell’area dell’Acquasanta. Gli investigatori documentano operazioni di rilevamento di società intestate fittiziamente a terzi e schemi per il reimpiego di capitali provenienti da illeciti; negli atti compaiono anche contatti con altri esponenti di vertice di Cosa Nostra.
Chi è Raffaele Galatolo
Settantacinque anni, ergastolano detenuto nel carcere di Secondigliano, Raffaele Galatolo è una delle figure più oscure della storia recente di Cosa Nostra. Killer storico dell’Acquasanta e fedelissimo di Totò Riina, il suo nome è legato alla famigerata “camera della morte” di vicolo Pipitone, un budello tra il porticciolo dell’Acquasanta e i Cantieri navali: non soltanto luogo di eliminazione dei nemici del capo dei capi, ma anche base operativa per i delitti eccellenti e, secondo quanto emerso da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, teatro di incontri riservati tra esponenti mafiosi e pezzi deviati dei servizi segreti e delle forze dell’ordine — vicende che si intrecciano con il procedimento sull’omicidio dell’agente Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio, uccisi nel 1989. Al centro dell’inchiesta vi è anche la contraddizione tra due letture istituzionali opposte: mentre la Procura di Palermo lo considera un pericoloso mafioso da mantenere all’ergastolo, il Tribunale di sorveglianza di Napoli lo aveva definito un “detenuto modello”, concedendogli permessi premio a partire dal 2018 e, successivamente, la semilibertà con autorizzazione a svolgere attività presso un’associazione di volontariato. Negli atti d’indagine si segnala che Galatolo avrebbe sfruttato le uscite per mantenere i contatti e dare indicazioni agli uomini della famiglia.
Fidanzati: ruolo e elementi dell’indagine
Settantotto anni, Stefano Fidanzati è l’erede di una delle famiglie mafiose più potenti e longeve di Palermo. Fratello minore di Gaetano – storico boss del mandamento di Resuttana, re del narcotraffico internazionale morto a Milano nel 2013 – Stefano ha portato avanti il controllo del territorio dell’Arenella mentre il fratello costruiva alleanze su scala globale. Le indagini si sono concentrate sulle modalità di imposizione mafiosa sul territorio e sui canali usati per reinvestire i proventi illeciti. Gli accertamenti del nucleo speciale hanno prodotto elementi che la Dda ha ritenuto utili per delineare ruoli, gerarchie e connessioni tra affiliati, con una ricostruzione dei flussi economici considerati sospetti.
