Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scritto su Truth che la firma dell’accordo con l’Iran era prevista per domenica 14 giugno e che lo Stretto di Hormuz riaprirebbe a breve.
I media hanno riferito che nella bozza di accordo l’Iran aveva accettato di non produrre o acquisire un’arma nucleare.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha però smentito che la firma sarebbe avvenuta subito e ha criticato l’«insolita insistenza» sulla tempistica.
Contrasti su firma e bozza d’accordo
Nel suo post Trump ha scritto: «Abbiamo la Repubblica Islamica dell’Iran che ha appena accettato di non avere mai un’arma nucleare, e lo Stretto di Hormuz aprirà a a breve». I media hanno rilanciato l’ipotesi contenuta nella bozza, mentre le forze armate iraniane hanno definito la tempistica una «prova per il team negoziale iraniano».
In alcune dichiarazioni ufficiali è stato suggerito che la scelta del giorno potesse avere un valore simbolico: la coincidenza con la data citata da Trump è stata citata nei comunicati come possibile motivazione dell’annuncio pubblico.
Tensioni a Teheran e sviluppi sul terreno
A Mashhad una folla ha protestato davanti alla sede del ministero degli Esteri: un video diffuso dall’agenzia Fars mostra alcune donne con il chador nero che hanno gridato «morte al disonorevole Araghchi, l’infiltrato» e altri filmati sui social mostrano persone a Teheran che scandiscono slogan come «Araghchi, dimettiti».
Nel Levante fonti estere riportano che le truppe israeliane occupano circa «un quinto del territorio del Libano» e si sono spinte oltre il fiume Litani. In Israele un ministro ha chiesto ritorsioni contro presunte roccaforti di Hezbollah con la frase «L’unica via: per ogni colpo sparato verso il nostro territorio, devono crollare dieci palazzi a Dahiya».
La televisione di Stato di Amman ha riferito l’attivazione di alcune sirene in Giordania nelle prime ore di domenica.
La firma era stata indicata da Trump per domenica 14 giugno.
Aggiornato alle 15:25