La Nato ha annunciato oggi la riduzione del numero di militari della missione Kfor in Kosovo. L’Alleanza ha motivato la decisione con il miglioramento della situazione di sicurezza e con valutazioni basate su informazioni di intelligence. La dichiarazione, resa dal generale statunitense Alexus Grynkewich, segue l’aumento delle forze del 2023, coincide con il 27° anniversario della missione e arriva mentre la Kfor conta circa 4.600 militari; la Nato non ha precisato quali contingenti saranno ridotti.
La Nato ha spiegato che la riduzione sarà calibrata e seguirà i cicli nazionali di rotazione e ritiro delle truppe. Nel comunicato citato dal generale Grynkewich si sottolinea che l’ottimizzazione sarà effettuata gradualmente e in base alle condizioni sul campo, e potrà essere invertita qualora gli sviluppi della sicurezza lo richiedessero». Non sono stati forniti numeri precisi né l’elenco dei Paesi interessati dalla rimodulazione.
Il comandante Saceur ha anche ribadito che le autorizzazioni per l’ottimizzazione rientrano nelle sue competenze e che la decisione segue un’analisi dettagliata della situazione di sicurezza. La Nato ha detto che armi, capacità logistiche e infrastrutture impiegate nella missione resteranno sotto monitoraggio, ma non ha diffuso un piano operativo pubblico per le fasi del ridispiegamento.
Kfor in Kosovo: tempistiche e possibilità di inversione
Secondo la dichiarazione, le riduzioni dovrebbero svolgersi da qui al prossimo anno, seguendo i normali cicli di rotazione dei contingenti nazionali. Grynkewich ha evidenziato il carattere graduale dell’operazione e la possibilità di tornare indietro qualora gli sviluppi della sicurezza lo richiedessero, segnalando che la Nato intende mantenere flessibilità operativa.
Nel 2023 la Kfor aveva ricevuto un incremento di personale — quasi 1.000 soldati aggiuntivi, secondo la comunicazione — dopo un aumento di tensioni e attacchi contro le forze della missione, incluso un episodio a Zvecan. Quell’incremento fu il più consistente della missione in oltre dieci anni. L’attuale annuncio non specifica se le unità aggiunte nel 2023 saranno le prime interessate dalla riduzione o se il rientro riguarderà unità già presenti prima di quel rafforzamento.
La Nato ha ribadito che la Kfor resta pienamente impegnata per la sicurezza in Kosovo. Grynkewich ha richiamato l’impegno dell’Alleanza nei confronti dei Balcani occidentali e ha detto che la sicurezza nella regione è direttamente collegata alla sicurezza euro-atlantica. Ha aggiunto che la Nato non permetterà “la creazione di un vuoto di sicurezza“.
I numeri della missione e aspetti politici
La missione Kfor è attiva da oltre due decenni e si fonda sul contributo congiunto dei Paesi membri della Nato. Attualmente, la forza è composta da circa 4.600 militari. Il programma di condivisione degli oneri resta gestito su base nazionale: ogni Stato decide il proprio contributo in personale, mezzi e capacità, secondo le proprie autorizzazioni parlamentari.
Prima dell’annuncio, diplomatici europei avevano riferito dell’intenzione degli Stati Uniti di rivedere il proprio impegno nel contingente, e alcune capitali dell’est europeo avevano manifestato interesse a ospitare infrastrutture o asset strategici. La Nato non ha fornito un elenco dei Paesi che ospitano la Kfor né dati dettagliati per singolo contributore nella nota diffusa.
Grynkewich ha ribadito che la decisione si basa su una valutazione della sicurezza e su analisi di intelligence. L’ottimizzazione delle dimensioni e della presenza della Kfor avverrà nell’ambito delle autorizzazioni esistenti, con la possibilità di adattare la presenza in funzione degli sviluppi futuri. La Kfor conta oggi circa 4.600 militari.
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