La scelta delle Isole Canarie come ultima tappa del viaggio apostolico in Spagna non è casuale. Dopo Madrid e Barcellona, Papa Leone XIV è arrivato oggi, 11 giugno, nell’arcipelago atlantico, accolto alla base aerea di Gando dal premier Pedro Sánchez e dalle autorità civili, ecclesiastiche e militari. Qui, dove la rotta migratoria dall’Africa occidentale continua a mettere alla prova l’Europa, il Pontefice ha portato il cuore politico e umano della visita: il dovere di proteggere chi arriva e di aprire canali legali e sicuri.
Sul molo di Arguineguín, a Gran Canaria, davanti a migranti, volontari, operatori e circa 2.000 persone, il Papa ha richiamato governi e Unione europea a una responsabilità condivisa, chiedendo soccorsi effettivi, assistenza concreta e cooperazione stabile tra Paesi d’origine, di transito e di destinazione.
Le parole sul molo e il richiamo ai morti in mare
Nel suo intervento il Papa ha condannato le “mafie della disperazione”, definendo “mostri” le reti criminali che “trafficano nella disperazione” e i “trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini”. Ha richiamato immagini e linguaggio biblico per legare migrazione e dovere di cura, citando l’isola di El Hierro come approdo per migliaia di persone strappate dalla loro terra. Il passaggio più netto è arrivato sul tema dei naufragi e dei soccorsi: “La vostra vita deve essere protetta” e “Non possiamo abituarci a contare i morti”, ha affermato, chiedendo di non considerare Mediterraneo e Atlantico come rotte inevitabilmente funestate da vittime.
Da qui l’appello a una cooperazione “efficace e perseverante” tra paesi d’origine, di transito e Ue, insieme all’apertura di canali regolari che riducano lo spazio per i trafficanti e garantiscano procedure ordinarie di accoglienza.
Simboli e testimonianze ad Arguineguín
Sul molo, i segni concreti hanno accompagnato le parole: una croce costruita con il legno dei barconi, la presenza della Virgen del Carmen, pannelli con impronte e spazi dedicati ai più piccoli. Dal palco sono state richiamate le esperienze di chi assiste ogni giorno i migranti che sbarcano: parrocchie, Caritas, operatori e volontari.
Il Papa ha citato una donna, María, come esempio del radicamento locale di queste attività, tra distribuzione di beni essenziali, ascolto e orientamento. L’area, spesso chiamata “molo della speranza”, ha raccolto famiglie e operatori insieme, con installazioni che raccontano percorsi di accoglienza e integrazione e mettono in fila le buone pratiche nate sull’isola.
Appelli del Papa a governi, Europa e Chiesa
Nella ripartizione delle responsabilità, ai paesi d’origine il Papa ha chiesto di promuovere pace, giustizia e sviluppo, a quelli di transito di proteggere le persone più esposte lungo le rotte e all’Europa di non abituarsi a considerare Mediterraneo e Atlantico come “cimiteri senza lapidi”.
Alla Chiesa ha indicato un compito preciso: l’accoglienza non può restare affidata solo ai volontari. “Dalla preghiera scaturisce ogni servizio e ad essa ritorna ogni impegno”, ha detto, legando vita spirituale e intervento concreto nelle comunità.
Nel passaggio conclusivo sono state ricordate storie individuali e le vittime della tratta: tra queste, la menzione di una donna di nome Blessing, richiamata come segno del valore non negoziabile di ogni vita.
Il quadro tracciato sul molo di Arguineguín si è chiuso con l’invito a trasformare simboli e richiami in scelte operative lungo tutte le tratte della migrazione, a partire da una cooperazione “efficace e perseverante” tra paesi d’origine, di transito e Unione europea.
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