Un incubo burocratico ha spazzato via il sogno di una vita. L’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan avrebbe dovuto fare la storia, diventando il primo direttore di gara del suo Paese a fischiare in una fase finale dei Mondiali di calcio. Il suo viaggio verso la gloria sportiva si è invece bruscamente interrotto all’aeroporto di Miami, trasformandosi in un calvario fatto di undici ore di durissimo interrogatorio, il transito in una cella di detenzione e l’immediata espulsione dagli Stati Uniti. Il fischietto africano, vittima di un clamoroso scambio di persona causato dall’omonimia con un terrorista, è stato costretto a fare rientro a Mogadiscio senza poter partecipare al raduno ufficiale della Fifa.
L’incubo a Miami e l’ombra delle politiche di Trump
Artan era sbarcato in Florida sabato scorso, munito di un visto perfettamente regolare, per unirsi al collegiale dei 52 arbitri selezionati per la rassegna iridata. Le rigide restrizioni sui visti introdotte dall’amministrazione Trump nei confronti della Somalia hanno però fatto scattare i controlli. A complicare drammaticamente la situazione è stata la coincidenza del nome del direttore di gara con quello di un leader di spicco di Al-Shabaab, il gruppo militare che controlla alcune aree del territorio somalo. «Mi hanno chiesto ripetutamente se avessi mai incontrato esponenti di quel gruppo», ha raccontato l’arbitro somalo al New York Times durante lo scalo a Istanbul. «Ho spiegato che sono solo un uomo di sport che cercava di vivere il suo sogno più grande, ma mi hanno trattato come un criminale».
Il caso politico internazionale e il rientro a Mogadiscio
La vicenda ha assunto rapidamente i contorni di un caso politico internazionale. L’espulsione ha sollevato dure reazioni globali e aspre critiche da parte del Partito Democratico statunitense, comprese quelle di Hillary Clinton, che ha condannato le miopi chiusure della Casa Bianca. Questa mattina l’arbitro somalo è finalmente atterrato a Mogadiscio, dove ha ricevuto un’accoglienza trionfale da eroe da parte di istituzioni, giornalisti e tifosi. Una dimostrazione d’affetto straordinaria che rappresenta tuttavia una consolazione solo parziale: la spedizione mondiale della flotta arbitrale africana perde uno dei suoi sette rappresentanti e il sogno di Artan rimane spezzato.
