Nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2026 si è concluso un maxi blitz antidroga della polizia contro il traffico di droga e il porto abusivo di armi in tutta Italia. Gli arresti sono stati 1335, di cui 31 minorenni e le denunce più di 2358. L’imponente mobilitazione degli agenti sul territorio nazionale mirava a restituire sicurezza alle aree periferiche e centrali, stabilendo una nuova rotta nel contrasto alla criminalità diffusa.
I numeri del sequestro e le province colpite
L’operazione ha registrato l’identificazione complessiva di ben 297.071 persone, estendendosi a macchia d’olio in numerose province. Tra le città interessate dai controlli straordinari condotti dalle Squadre Mobili e dai Reparti Prevenzione Crimine spiccano centri strategici come Milano, Como, Bergamo, Torino, Cremona, Bologna, Reggio Calabria, Bari e Taranto.
All’interno di questi distretti, la rimozione forzata delle sostanze stupefacenti dai canali di vendita clandestina ha portato al sequestro complessivo di circa 450 chilogrammi di droga, distribuiti tra 48 chili di cocaina, 379 chili di cannabinoidi e 7 chili di eroina.
Un dato di particolare allarme per l’ordine pubblico è rappresentato dall’arsenale sottratto alla criminalità: le forze dell’ordine hanno infatti rinvenuto 111 armi da fuoco, tra cui figurano armi lunghe, munizionamento pesante, fucili d’assalto, armi da guerra e persino un giubbotto antiproiettile. Sul fronte del contrasto alla violenza da strada, specialmente nei contesti di aggregazione serale, sono state confiscate 250 armi bianche, tra cui strumenti atti a offendere come machete, accette, coltelli, taser e sfollagente telescopici spesso trovati in possesso di soggetti giovanissimi.
Il maxi blitz antidroga a Milano
All’interno di questo scacchiere investigativo, la città di Milano si è confermata il fulcro nevralgico dell’intervento. Qui le operazioni sono state coordinate sul campo dalla Squadra Mobile, l’articolazione della Polizia di Stato specializzata nelle attività di polizia giudiziaria e nella conduzione delle indagini sui reati più gravi come l’omicidio, la criminalità organizzata e il traffico di stupefacenti su larga scala.
Come riportato da Ansa, sotto la guida di questa sezione investigativa, i servizi di controllo e le perquisizioni a tappeto hanno interessato sia le zone centrali della movida – quali Porta Garibaldi, Gae Aulenti, Duomo, Navigli, Porta Venezia, Corso Buenos Aires e CityLife – sia i quartieri periferici storicamente più complessi come San Siro, Niguarda, Lambrate, Greco Turro, Bonola, Porta Romana, Ticinese e Porta Genova, allargandosi fino all’hinterland di Rho, Legnano e Cinisello Balsamo. Nella sola area metropolitana milanese sono state controllate ben 25.314 persone, registrando 131 arresti complessivi.
Dal maxi blitz antidroga alla supermafia: le connessioni con il processo Hydra
Il recente intervento si inserisce in un contesto milanese già sotto i riflettori della magistratura per via del processo Hydra, il maxiprocedimento istruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha svelato l’esistenza di un vero e proprio “consorzio della criminalità” in Lombardia. Questa inchiesta ha dimostrato per la prima volta una collaborazione strutturata e paritaria tra esponenti di spicco delle storiche mafie italiane: Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta. Le tre organizzazioni, superando le tradizionali divisioni, avevano costituito un “direttorio” unico volto a gestire gli affari illeciti sul territorio lombardo, riducendo i conflitti interni per massimizzare i profitti economici.
Il procedimento, che ha visto una prima importante tranche concludersi con la condanna in rito abbreviato di 62 imputati a pene fino a 16 anni di reclusione da parte del giudice dell’udeinza preliminare Emanuele Mancini, ha confermato la solidità dell’impianto accusatorio sul cosiddetto “sistema mafioso lombardo”.
Le piazze di spaccio metropolitane colpite da quest’ultimo filone investigativo rappresentano il polmone finanziario a liquidità immediata per queste coalizioni criminali. Lo smercio al dettaglio sul territorio si lega così a doppio filo ai grandi flussi della mafia nazionale. I capitali accumulati in strada servono infatti a nutrire le casseforti dei grandi clan e a finanziare investimenti commerciali complessi.
