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L’ex direttore dell’Fbi James Comey andrà a processo il 15 luglio: i dettagli

L’ex capo dell’FBI dovrà rispondere di presunte minacce a Trump per un post social. La difesa parla di persecuzione politica, mentre cresce la tensione negli USA

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Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Washington, 9 maggio 2026 – James Comey, ex direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI), è stato ufficialmente rinviato a giudizio per una nuova accusa penale che lo vede imputato per aver minacciato la vita del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La decisione è stata presa dalla giudice federale Louise Flanagan presso la Corte distrettuale di New Bern, in Carolina del Nord, con la fissazione del processo al 15 luglio prossimo.

Nuove accuse e contesto dell’incriminazione per l’ex direttore dell’Fbi

Comey dovrà rispondere di due capi d’accusa basati su un post pubblicato sui social media lo scorso maggio, nel quale condivideva l’immagine di alcune conchiglie accompagnate dai numeri “86 47”. Nel gergo americano, l’espressione “86” è comunemente usata per indicare l’eliminazione o l’allontanamento di qualcosa o qualcuno, mentre il numero “47” si riferisce a Trump, attuale 47º presidente degli Stati Uniti. Le autorità interpretano quindi la condivisione come una potenziale minaccia alla vita del presidente.

Comey ha respinto con fermezza ogni accusa, definendo la vicenda una campagna di ritorsione politica. I suoi legali hanno già annunciato che chiederanno l’annullamento del nuovo atto d’accusa, sostenendo che si tratti di una persecuzione selettiva e vendicativa. Precedenti capi d’accusa a suo carico erano stati archiviati, ma la situazione si è aggravata con questa nuova incriminazione.

Un contesto politico turbolento

L’incriminazione di Comey si inserisce in un più ampio clima di tensione politica e giudiziaria negli Stati Uniti, che vede un’escalation di procedimenti legali contro figure storiche dell’amministrazione e dell’opposizione a Donald Trump. L’ex direttore dell’FBI, noto per le sue indagini sul cosiddetto Russiagate e per aver supervisionato le indagini sulle email di Hillary Clinton durante le elezioni del 2016, è da tempo nel mirino della Casa Bianca.

Nel 2025, Comey era già stato incriminato in Virginia per false dichiarazioni e ostruzione alle indagini in relazione a un’audizione al Congresso, ma il caso era stato successivamente archiviato da un giudice federale. Questa nuova accusa, legata a un post social, rappresenta un ulteriore passo in una strategia giudiziaria che molti osservatori definiscono parte di un sistema di intimidazione politica orchestrato dall’attuale amministrazione.

La giudice Flanagan ha ordinato alle parti di presentare tutte le mozioni preliminari entro il 5 giugno e ha previsto ulteriori udienze per valutare tali istanze. Nel frattempo, Comey è atteso in tribunale per la comparizione formale il 30 giugno, quando dovrebbe dichiararsi ufficialmente non colpevole, in vista dell’inizio del processo a metà luglio.

Nel frattempo, il presidente Trump ha commentato con entusiasmo l’incriminazione di Comey, definendola “giustizia in America” e annunciando che altri suoi oppositori politici potrebbero affrontare a breve procedimenti simili. Questo clima contribuisce ad alimentare un dibattito acceso sulla politicizzazione della giustizia negli Stati Uniti.

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