Milano, 21 aprile 2026 – Emergono nuovi dettagli dall’inchiesta milanese che ha portato all’arresto di quattro persone coinvolte in un presunto giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, con clienti appartenenti al mondo del calcio e dello sport in generale. Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e coordinate dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini, hanno svelato un sistema complesso di organizzazione di eventi mondani, con protagoniste giovani donne, alcune delle quali escort, e clienti facoltosi, tra cui calciatori di serie A, piloti di Formula 1 e atleti di hockey su ghiaccio.
“Sono incinta da più di tre settimane”: intercettazioni rivelatrici
Tra le intercettazioni agli atti dell’inchiesta, risalenti al dicembre 2024, spicca una conversazione tra una ragazza e Alessio Salamone, uno degli arrestati che aveva il compito di mantenere i contatti con i calciatori e gestire gli incontri con le escort. La giovane, che avrebbe avuto rapporti sessuali con alcuni calciatori, cerca di risalire alla data di un rapporto per identificare il padre del figlio che aspetta: “Ho appena fatto il test e sono incinta da più di tre settimane”, dice rivolgendosi a Salamone, il quale le consiglia di controllare le date di messaggi e foto su WhatsApp per risalire al momento del concepimento.
Le conversazioni svelano inoltre il sistema di pagamento: le ragazze ricevevano un compenso fisso che oscillava tra i 70 e i 100 euro a serata, oltre a una percentuale sugli incassi totali derivanti dai “tavoli” con i clienti, che potevano spendere anche migliaia di euro. In una delle intercettazioni, una delle ragazze riferisce: “L’altra volta ho fatto un tavolo di un calciatore, ha speso tremila e io in una serata ho fatto 400 euro”.
Organizzazione e luoghi delle serate a base di escort per calciatori
L’attività, che sarebbe stata gestita principalmente da Deborah Ronchi e dal compagno Emanuele Buttini, si basava sull’organizzazione di eventi in locali della movida milanese, tra cui il noto Pineta Milano, dove venivano riservati spazi esclusivi per i clienti vip. Secondo gli atti, non si trattava di semplici feste: lo “show” includeva la partecipazione di escort, spesso reclutate anche dall’estero e ospitate presso un appartamento a Cinisello Balsamo, sede della società Ma.De Milano, che fungeva anche da base logistica.
Le intercettazioni documentano anche l’uso del cosiddetto “gas della risata”, ossia protossido di azoto, inalato tramite palloncini, per uno sballo rapido e, soprattutto, non rilevabile dai controlli antidoping, particolarmente apprezzato dagli atleti. In una conversazione, una delle organizzatrici chiede: “Amo, ci servono i palloncini, siamo al Duca, al Me Milan”, facendo riferimento alla fornitura della sostanza per le serate.
Le ragazze si dividevano tra “escort” e “ragazze immagine”, ma alcune di loro erano costrette a versare canoni di affitto per le camere presso la sede di Cinisello Balsamo. Una testimone ha inoltre denunciato di una giovane colombiana che nel 2022 veniva costretta a prostituirsi in cambio di mille euro, dei quali però solo metà le veniva effettivamente corrisposta.
Un’attività ininterrotta anche durante il lockdown
Nonostante le restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19, l’attività non si sarebbe mai fermata. Secondo la testimonianza di una delle giovani coinvolte, “anche nel periodo del lockdown e di limitazione agli incontri venivano organizzati quasi tutti i giorni eventi mondani con servizio di escort”, con rapporti sessuali a pagamento soprattutto con calciatori professionisti. In quel periodo, gli eventi si spostavano in luoghi privati per eludere i controlli sanitari.
La struttura criminale, secondo l’ordinanza della gip Chiara Valori, aveva un’elevata capacità di adattamento e un giro d’affari ingente, con introiti complessivi stimati in oltre 1,2 milioni di euro tra agosto 2024 e i primi mesi del 2026. Le somme venivano riversate su conti bancari, piattaforme di pagamento elettronico come Revolut e in contanti, in un sistema che configurava anche il reato di autoriciclaggio.
I nomi oscurati e il coinvolgimento di personalità di spicco
Nell’ordinanza sono stati omessi i nomi dei calciatori e di altri personaggi famosi, tra cui un pilota di Formula 1, per tutelare le indagini e rispettare la presunzione di innocenza. Tuttavia, è chiaro che la clientela era composta da personaggi di altissimo profilo nel panorama sportivo e imprenditoriale.
I quattro indagati arrestati sono Deborah Ronchi (38 anni), Emanuele Buttini (37 anni), Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga, ritenuti promotori e partecipi dell’associazione a delinquere dedita allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, nonché all’autoriciclaggio. Altri due indagati risultano coinvolti ma non sono stati arrestati.
Tra le attività principali del sodalizio emergeva anche la gestione dei debiti dei clienti nei confronti dell’organizzazione e la logistica per il trasporto delle ragazze, che venivano accompagnate negli aeroporti e ospitate in appartamenti privati. I locali milanesi coinvolti, come Pineta Milano, Just, Dolce & Gabbana Martini, Do Mish, El Porteno Prohibido, Jazz Café, JustMe, La Bullona, Langosteria Bistrot, Osteria La Risacca 6 e Voya Rooftop, sono estranei alle indagini e non risultano a conoscenza delle attività illecite.
La denuncia che ha fatto luce sul sistema
Fondamentale per l’avvio delle indagini è stata la denuncia di una giovane prostituta, che il 23 agosto 2024 ha raccontato agli inquirenti la realtà dell’organizzazione. La donna ha descritto il meccanismo con cui Ronchi e Buttini trattenevano almeno il 50% dell’importo pagato dai clienti, consegnando alla ragazza solo il resto, e ha nominato alcune ragazze costrette a prostituirsi e le persone incaricate di contattare clienti, selezionare le giovani, gestire gli spostamenti e la sicurezza.
Queste dichiarazioni hanno trovato riscontri nelle intercettazioni e negli accertamenti patrimoniali svolti dalla Guardia di Finanza, confermando la natura illecita e continuativa dell’attività. La gip ha sottolineato che, se non sottoposti a misure restrittive, gli indagati avrebbero continuato senza sosta le loro attività, vista la “cospicua redditività” del sodalizio.
