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Ocse: l’Italia accelera sulla crescita, ma resta indietro su produttività e competenze

Il rapporto OCSE evidenzia occupazione in crescita e disoccupazione ai minimi, ma segnala criticità su produttività, innovazione, istruzione e partecipazione giovanile

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Lo spread Btp-Bund rimane fermo a 108 punti: cosa significa per l'economia italiana?

Lo spread Btp-Bund rimane fermo a 108 punti: cosa significa per l'economia italiana?

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Nato a Bologna nel 1996 è un giornalista specializzato in informazione digitale. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, ha iniziato a collaborare con alcune redazioni online occupandosi di cronaca e attualità. Negli ultimi anni ha concentrato il suo lavoro sul giornalismo web, seguendo l’evoluzione dei nuovi media e delle piattaforme digitali. Oggi cura contenuti, interviste e approfondimenti per testate e format che puntano a raccontare la realtà con un linguaggio fresco ma affidabile.

Parigi, 9 aprile 2026 – Le performance economiche dell’Italia hanno mostrato un progresso significativo nell’ultimo decennio, superando le difficoltà delle crisi degli anni ’10. È quanto emerge dal primo rapporto pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sui fondamenti della crescita e della competitività, presentato oggi nella sede dell’organizzazione a Parigi.

Crescita economica e mercato del lavoro: i progressi e le sfide

L’OCSE sottolinea che la crescita dell’occupazione è stata il principale motore di miglioramento dell’economia italiana. La produzione per abitante è in aumento e il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli storicamente bassi. Un numero sempre maggiore di donne e lavoratori senior è entrato nel mercato del lavoro, contribuendo all’incremento degli investimenti. Tuttavia, la produttività del lavoro, migliorata alla fine degli anni ’10, ha mostrato un indebolimento negli anni successivi.

Il rapporto evidenzia che nonostante il calo della disoccupazione, i tassi di occupazione in Italia restano inferiori rispetto a molti Paesi OCSE, soprattutto a causa del basso livello di attività di donne e giovani. Questo fenomeno è attribuito in parte a lacune nelle politiche familiari e nelle politiche attive del mercato del lavoro, che limitano l’accesso alla formazione e all’occupazione.

Per questo motivo, l’OCSE consiglia all’Italia di migliorare il funzionamento del mercato del lavoro, in particolare per i nuovi entranti, mantenendo gli investimenti nella qualità della formazione, riducendo il carico fiscale e sociale sui redditi professionali, e incoraggiando la riforma delle convenzioni collettive. Viene inoltre suggerito di ridurre le clausole di non concorrenza per facilitare la mobilità tra le imprese.

Innovazione, istruzione e sfide demografiche per la crescita futura

L’OCSE invita anche a potenziare i finanziamenti e la collaborazione tra industria e centri di ricerca per valorizzare il potenziale innovativo italiano. Attualmente, la spesa italiana in ricerca e sviluppo è significativamente inferiore alla media OCSE, limitando la capacità del Paese di sfruttare appieno l’innovazione. Il settore privato, soprattutto attraverso strumenti come il capitale di rischio, è meno coinvolto rispetto ad altri Paesi membri. L’organizzazione suggerisce di rafforzare i legami tra istituti pubblici e settore privato, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, spesso insufficientemente dimensionate per condurre attività di ricerca autonome.

Sul fronte dell’istruzione, il rapporto evidenzia che la percentuale di giovani che non lavorano, non studiano né si formano (i cosiddetti “Neet”) è tra le più elevate tra i Paesi OCSE. Inoltre, la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni è tra le più basse. Questo influisce negativamente sulle competenze della forza lavoro, in particolare sulle competenze digitali, aggravando l’impatto dell’invecchiamento demografico. L’OCSE raccomanda di migliorare la qualità degli Istituti tecnici superiori (ITS), soprattutto nel Mezzogiorno, e di rafforzare il legame tra finanziamento pubblico e performance delle università in ricerca e trasferimento tecnologico. Un miglior orientamento degli studenti e programmi didattici allineati ai bisogni del mercato del lavoro sono ulteriori aspetti da sviluppare.

Infine, l’OCSE sottolinea che per sostenere un aumento duraturo del tasso di crescita economica, l’Italia dovrà affrontare il rapido invecchiamento della popolazione, che costituisce un vento contrario significativo. Tale fenomeno è aggravato dal basso tasso di attività lavorativa di donne e giovani rispetto a Paesi simili.

Il rapporto raccomanda anche di stimolare gli investimenti privati, in particolare in ricerca e innovazione, e di perseguire un risanamento credibile e duraturo del debito pubblico, che attualmente limita la capacità di investimento e di alleggerimento fiscale del Paese. In questo contesto, l’OCSE suggerisce di utilizzare eventuali introiti eccezionali per ridurre il deficit, rafforzare il controllo della spesa pubblica e migliorare l’efficacia dell’amministrazione fiscale, anche contrastando l’evasione.

Questi elementi costituiscono le raccomandazioni chiave per sostenere la crescita, la competitività e la sostenibilità economica dell’Italia nel prossimo futuro, come evidenziato nel rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, organismo internazionale con sede a Parigi e composto da 38 Paesi membri, impegnati nel coordinamento delle politiche economiche e nello sviluppo di pratiche condivise per migliorare la qualità della vita e la competitività globale.

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