L’Unità operativa di Oculistica dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda ha illustrato oggi le alternative alla chirurgia laser per la correzione dei difetti visivi, mettendo al centro la scelta della tecnica più adatta al singolo occhio. Tra le opzioni presentate rientrano le lenti intraoculari fachiche (ICL), impiantate senza asportare tessuto corneale, e i trattamenti laser corneali. «La chirurgia refrattiva oggi non consiste nello scegliere sempre il laser, ma nell’individuare la tecnica più sicura e adatta per ogni singolo paziente», ha detto il dottor Guido Prigione, direttore dell’Unità operativa di Oculistica dell’Ospedale Pederzoli.
I clinici hanno spiegato che la selezione dipende da parametri anatomici e dalla stabilità del difetto refrattivo e richiede un percorso diagnostico personalizzato. Due occhi con lo stesso valore diottrico possono infatti presentare profili anatomici diversi e richiedere soluzioni differenti. La valutazione include spessore e conformazione corneale, qualità del film lacrimale, diametro pupillare e profondità della camera anteriore.
Lenti fachiche ICL: funzionamento e indicazioni
Le ICL sono lenti sottili in materiale biocompatibile inserite attraverso una piccola incisione e posizionate dietro l’iride e davanti al cristallino, lasciando in sede il cristallino naturale. La correzione si ottiene aggiungendo una lente intraoculare, a differenza del laser che rimodella la cornea. Questa opzione è considerata soprattutto per miopie moderate o elevate, in presenza di cornee sottili o irregolari o quando il film lacrimale e la superficie oculare rendono meno indicato un intervento corneale.
Il vantaggio tecnico principale è la conservazione della cornea: non essendo necessaria la rimozione di tessuto, si mantiene la curvatura naturale. La procedura, tuttavia, richiede pianificazione chirurgica accurata, calcolo preciso della lente e controlli nel tempo per verificare il mantenimento dei parametri oculari di sicurezza.
Quando il laser resta la prima scelta
Il trattamento laser corneale resta l’opzione di riferimento per miopie lievi o moderate con cornea regolare e spessore adeguato. Il laser modifica la curvatura corneale e, quando la quantità di tessuto da asportare rientra nei limiti di sicurezza, può offrire recuperi rapidi e risultati stabili. Il criterio clinico chiave resta la sostenibilità dell’intervento: per correzioni elevate è essenziale verificare che la cornea mantenga integrità e stabilità nel tempo.
Cheratocono: percorso e limiti clinici
Nel cheratocono la valutazione è più complessa. Prima di proporre una ICL occorre accertare la stabilità della malattia e, quando necessario, eseguire il cross-linking per rallentarne l’evoluzione. Una revisione sistematica del 2025 ha riportato esiti favorevoli per impianti ICL in pazienti sottoposti a cross-linking, pur evidenziando che la maggior parte degli studi disponibili è osservazionale. La lente corregge il difetto refrattivo, ma non cura la patologia corneale sottostante.
In questi casi, l’indicazione nasce dall’incrocio tra qualità visiva attesa, caratteristiche anatomiche e stato della superficie oculare. Anche qui vale la regola della personalizzazione: la stessa diottria può comportare decisioni differenti a seconda del profilo corneale e della camera anteriore.
Rischi, recupero e follow-up
I possibili rischi dell’impianto di una lente fachica includono aumento della pressione intraoculare, perdita di cellule endoteliali, formazione di cataratta, infiammazione, infezioni, aloni e abbagliamenti, problemi di posizionamento e necessità di reintervento. Per questo la procedura richiede un ambiente chirurgico adeguato, misurazioni preoperatorie precise e follow-up regolari con controlli strumentali mirati.
Secondo la Food and Drug Administration (FDA), il miglioramento visivo può essere percepito già dal giorno successivo, ma la vista può rimanere sfocata o variabile per alcune settimane in base alle caratteristiche individuali, al tipo di lente e alla risposta oculare. Le ICL possono essere rimosse o sostituite se indicato, ma si tratta comunque di un nuovo intervento che non garantisce il ritorno esatto alle condizioni precedenti.
Esami necessari e idoneità del paziente
La decisione di intervenire deriva da una visita specialistica completa e da esami strumentali mirati: topografia corneale, pachimetria, misura della profondità della camera anteriore, conta delle cellule endoteliali e controllo della pressione oculare. Vanno inoltre registrati la stabilità del difetto refrattivo, eventuali interventi oculari precedenti, patologie associate e le aspettative del paziente in termini di qualità visiva e tempi di recupero.
Non tutte le persone che desiderano eliminare occhiali o lenti a contatto sono candidate idonee: fattori sistemici, terapie in corso, gravidanza o attività lavorative con rischio di trauma oculare influenzano l’indicazione. I controlli post-operatori proseguono anche quando la vista migliora: la sorveglianza di cornea, cristallino e posizione della lente è parte integrante del percorso terapeutico.
L’approccio presentato all’Ospedale Pederzoli resta orientato alla personalizzazione: il trattamento più appropriato per ciascun occhio viene scelto dopo esami mirati e confronto diretto tra medico e paziente, con la finalità di bilanciare sicurezza, efficacia e stabilità nel tempo.
