Temperature oltre i 40 °C, con picchi sopra i 45 °C in alcune aree interne della Sardegna, hanno fuso la cera dei favi e messo a rischio colonie di api e produzione di miele. Il calore prolungato ha deformato le strutture interne delle arnie, con cedimenti, fuoriuscita di miele e dispersione della covata. Gli apicoltori hanno chiesto un monitoraggio urgente e sostegni istituzionali per evitare una contrazione della produzione di miele sardo.
Danni agli alveari e perdita di colonie
Gli allevatori descrivono favi piegati e cera che non regge più il peso: «la cera si è ammorbidita fino a perdere la forma», ha spiegato un operatore del settore. All’interno delle arnie, il venir meno della geometria dei favi ha provocato il collasso degli spazi e la caduta del miele, compromettendo le aree di deposizione e crescita della covata.
Per contenere l’eccesso di calore, le api operaie hanno tentato di raffreddare le arnie ventilando con le ali; gli allevatori segnalano però che l’aria esterna era troppo calda per un reale abbassamento della temperatura e molte colonie non ce l’hanno fatta. In condizioni normali, una colonia può contare da 30.000 a 70.000 individui; in questa ondata di caldo gli apicoltori parlano di perdite complessive pari a centinaia di migliaia di insetti in diversi apiari dell’Isola.
Mancanza di nettare e calo della produzione
Alla pressione termica si è aggiunta la scarsità di nettare: siccità e afa hanno danneggiato la vegetazione spontanea e ridotto le fioriture estive, ridimensionando la principale fonte di nutrimento delle colonie. Per mantenere in vita gli alveari superstiti, molte aziende hanno introdotto alimentazione artificiale con sciroppi e altre sostanze zuccherine. Gli apicoltori la definiscono una misura d’emergenza: utile per la sopravvivenza, ma non sostituibile alle fioriture naturali quando si tratta di fare miele.
La perdita di forza lavoro nelle arnie si traduce in minore raccolta. «Se la situazione dovesse perdurare, la produzione di miele per la stagione in corso rischia di essere drasticamente compromessa», ha avvertito un rappresentante del comparto. Il danno, segnalano gli operatori, riguarda sia il prodotto vendibile sia la capacità riproduttiva delle colonie per le stagioni successive, perché una covata interrotta oggi riduce la popolazione attiva nelle settimane cruciali di bottinatura.
Richieste e interventi chiesti alle istituzioni
Il comparto ha sollecitato alla Regione e alle autorità competenti un monitoraggio puntuale dei danni e misure di sostegno. In agenda gli apicoltori indicano verifiche sanitarie sugli alveari colpiti, interventi per conservare le colonie rimaste e strumenti economici per coprire i costi straordinari legati all’alimentazione artificiale e alla sostituzione dei favi compromessi. La richiesta è di attivare rapidamente procedure semplici, per non disperdere tempo e risorse in una fase che gli operatori definiscono critica per la sopravvivenza di molte aziende.
Gli allevatori sintetizzano due fronti: il danneggiamento fisico dei favi provocato dal calore e la riduzione delle fioriture con minore disponibilità di nettare. Il doppio effetto incide non solo sulla resa di miele ma anche sulla capacità di impollinazione delle api a beneficio di numerose colture, con ricadute che possono andare oltre il singolo apiario.
Temperature estive e misure adottate nelle aziende
Sull’Isola i massimi estivi possono superare i 40 °C, dato richiamato dagli apicoltori per spiegare l’ampiezza del problema in corso. Alla fase di raccolta delle segnalazioni, il settore chiede che al monitoraggio partecipino anche i servizi forestali e le strutture veterinarie, così da ottenere una rilevazione omogenea delle perdite e una mappa aggiornata degli alveari più esposti.
Intanto, nelle aziende sono scattate misure tampone: integrazioni alimentari, controlli sui favi danneggiati e spostamenti mirati degli alveari verso aree più ombreggiate o ventilate. I responsabili avvertono però che si tratta di interventi temporanei se non accompagnati da un piano istituzionale per affrontare gli impatti climatici nel breve e medio termine, dalla gestione delle emergenze estive alle strategie per la resilienza degli apiari.
Per dare continuità alla produzione e contenere le perdite, gli apicoltori locali hanno inoltrato richieste formali per un monitoraggio urgente dei danni e per un supporto economico e operativo da parte delle istituzioni, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la stagione in corso e la biodiversità legata alle colonie.
