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Ddl stupri: l’appello di Bongiorno e la protesta delle opposizioni

Il Senato affronta un'impasse sul ddl stupri. Un comitato ristretto è incaricato di risolvere le divergenze sul principio del consenso

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Ddl stupri

Ddl stupri | Pixabay @Photo_Beto - alanews

Redazione di Redazione

Il Senato si blocca su un tema cruciale: il ddl stupri. Dopo mesi di scontri e tensioni, la commissione Giustizia ha scelto una via inedita: un comitato ristretto chiamato a riscrivere il testo. L’obiettivo è chiaro, ma arduo: sciogliere i nodi più complessi, soprattutto quelli sul consenso negli atti sessuali. La data dell’8 aprile, inizialmente fissata per l’approdo in aula, è ormai lontana. Le divisioni tra i partiti frenano ogni passo avanti.

Ddl stupri: la protesta delle opposizioni

I senatori di Pd, Avs, M5s e Italia Viva hanno ribadito che il testo iniziale proposto dalla senatrice Giulia Bongiorno non è più il punto di riferimento. Hanno sottolineato come la pressione delle reti antiviolenza e delle manifestazioni femminili abbia spinto a lasciare da parte quella proposta. Per queste forze politiche, il confronto deve partire dal testo approvato all’unanimità alla Camera, che introduce il principio di “consenso libero e attuale” per definire la violenza sessuale. Hanno poi avvertito: meglio nessuna legge che una legge scritta male. E hanno annunciato che ogni lavoro del comitato ristretto dovrà partire da queste basi.

Questa posizione riflette la preoccupazione diffusa che modifiche rilevanti al testo della Camera possano indebolire i diritti delle vittime. Le opposizioni insistono che ogni mediazione o revisione deve garantire la tutela della libertà e dell’integrità della persona, senza compromessi che rischino di smontare le garanzie esistenti. Mantenere il principio del consenso specifico è per loro il cardine per combattere davvero la violenza sessuale.

Il comitato ristretto prova a ricucire lo strappo

In Senato, la senatrice Bongiorno, relatrice del ddl e presidente della commissione Giustizia, ha annunciato la nascita di un comitato ristretto con il compito di trovare un accordo tra le diverse anime politiche e migliorare il testo. Prima di passare al voto sugli emendamenti, questo gruppo dovrà lavorare per armonizzare le nuove proposte con le norme penali già in vigore, cercando di sciogliere sia i nodi tecnici sia quelli politici ancora aperti.

L’obiettivo è chiaro: trovare una sintesi condivisa per evitare altri blocchi e velocizzare un iter legislativo che da mesi si trascina tra incertezze e divisioni. La proposta ha trovato un certo consenso anche tra le opposizioni, pur con riserve che lasciano spazio a disaccordi non risolti. Il comitato avrà quindi il compito delicato di mediare tra richieste e timori diversi, soprattutto sul punto cruciale del consenso e sulla definizione delle fattispecie di violenza sessuale.

Il lavoro sarà accompagnato da un confronto approfondito, sia sul piano tecnico sia politico, con esperti e attivisti. L’intento è evitare che il testo perda efficacia o si allontani dall’obiettivo principale: proteggere le vittime. Questa fase è decisiva per mettere a punto un testo equilibrato e coerente, in vista della ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa pasquale.

Il nodo del consenso frena il percorso in Senato

Il cuore della discussione resta il principio di consenso nella violenza sessuale. Il testo approvato alla Camera aveva introdotto il criterio del “consenso libero e attuale”. In Senato, invece, la commissione Giustizia – su proposta della relatrice Bongiorno – ha inserito una formulazione diversa, quella della “volontà contraria”. Una scelta che ha creato malumori e dubbi tra molte forze politiche e associazioni.

Questo cambio ha acceso lo scontro politico, rallentando l’iter e portando allo stallo che ora si cerca di superare con il comitato ristretto. La differenza tra “consenso libero e attuale” e “volontà contraria” non è solo di forma: cambia il modo in cui la legge potrebbe essere applicata, con possibili ripercussioni sulle garanzie per le vittime.

Per questo motivo, il calendario dei lavori, che prevedeva la discussione in aula per l’8 aprile, è ormai impraticabile. Tutti gli occhi sono puntati sul comitato ristretto, chiamato a trovare una soluzione condivisa, chiara e rispettosa dei diritti fondamentali. Non sarà un percorso facile, ma rappresenta un passaggio cruciale nella battaglia del Parlamento contro la violenza sessuale.

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