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Bernardeschi rinasce, Insigne pure: e se il problema non fosse la MLS?

Gli “ex” del calcio italiano tornano protagonisti in Europa: numeri, prestazioni e una domanda scomoda tra Serie A e pregiudizi sul campionato americano

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Lorenzo Insigne e Federico Bernardeschi

Lorenzo Insigne e Federico Bernardeschi / Instagram

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Federico Bernardeschi che trascina il Bologna in Europa, Lorenzo Insigne che illumina a Pescara, ex “scarti” del calcio italiano che rinascono dopo l’esperienza in MLS. E allora la domanda viene spontanea, quasi fastidiosa: davvero il problema era l’America… o forse siamo noi a raccontarcela male?

Bernardeschi e Insigne: i numeri parlano chiaro

I numeri, intanto, sono lì. Federico Bernardeschi è oggi l’italiano più prolifico nelle coppe europee: 5 gol in 11 partite, mai così bene nemmeno ai tempi della Fiorentina, quando era considerato il predestinato del nostro calcio. E invece la sua stagione migliore arriva a 32 anni, dopo tre anni e mezzo a Toronto, cioè in quel campionato che in Italia viene spesso liquidato con un’alzata di spalle.

E non si tratta di numeri vuoti. Bernardeschi ha portato il Bologna ai quarti di Europa League dopo 28 anni, eliminando la Roma con prestazioni complete: corsa, sacrificio, qualità. Gol pesanti, giocate decisive, ma soprattutto una continuità mentale che in passato gli era spesso mancata.

E qui il discorso si allarga. Perché Bernardeschi non è un caso isolato. Il percorso di Lorenzo Insigne, anche lui passato dalla MLS, racconta una storia simile: giocatori dati per finiti o in calo che ritrovano centralità, condizione e, soprattutto, fiducia.

Colpa della MLS o della Serie A?

Allora viene da chiedersi: la MLS è davvero quel campionato “facile” che immaginiamo? Oppure è un contesto diverso, meno tossico, che permette ai giocatori di rigenerarsi fisicamente e mentalmente? Perché poi tornano — o comunque si riaffacciano su livelli competitivi — e fanno la differenza.

Nel caso di Bernardeschi, il lavoro di Vincenzo Italiano è stato decisivo: lo ha spostato dentro al campo, lo ha reso più coinvolto nella manovra, meno isolato sulla fascia. Risultato: più tocchi nell’ultimo terzo, oltre l’80% di precisione nei passaggi offensivi, più tiri e più qualità nelle conclusioni.

Non è solo una rinascita tecnica, è una trasformazione. Anche perché nel frattempo ha accettato panchine, ha superato un infortunio serio, è rientrato senza fare rumore. E quando ha avuto spazio, se l’è preso.

Ora il tema diventa inevitabilmente azzurro. Gennaro Gattuso deve scegliere per i playoff Mondiali, e uno così diventa difficile da ignorare. Non per nostalgia di Euro 2021, ma per rendimento attuale.

E quindi la provocazione resta lì, sospesa: se questi giocatori tornano e incidono così, siamo sicuri che il problema sia la MLS? O forse è il nostro sistema — tra Serie A e Serie B — che troppo spesso consuma, etichetta e scarica troppo in fretta?

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