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Referendum giustizia, Di Pietro: “Voto sì, i governi passano, la Costituzione resta”

Referendum sulla giustizia, l’ex magistrato Di Pietro sostiene la riforma sulla separazione delle carriere tra giudici e pm: le sue parole

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Di Pietro su referendum sulla giustizia

Di Pietro su referendum sulla giustizia - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Palermo, 7 marzo 2026 – In vista del referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo prossimi, Antonio Di Pietro, ex magistrato e figura chiave delle indagini di Mani Pulite, ha espresso il suo chiaro sostegno al voto favorevole. Intervenuto a Palermo durante un evento promosso da Noi Moderati e dal comitato Sì Separa, Di Pietro ha sottolineato l’importanza della riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Referendum giustizia, Di Pietro: “I governi passano, la Costituzione resta”

L’ex pm ha invitato gli elettori a votare “sì” perché, ha spiegato, “i governi e le maggioranze passano, ma la Costituzione resta”. La riforma, secondo Di Pietro, assicura che nel processo giudiziario l’“arbitro” (il giudice) non faccia parte della stessa “famiglia” del pubblico ministero, evitando così conflitti di interesse e garantendo imparzialità. “In una partita – ha detto – non giochereste mai sapendo che chi vi accusa è fratello di sangue di chi vi giudica”.

L’ex ministro delle Infrastrutture ha inoltre evidenziato che il voto referendario mira a migliorare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario e a ridare credibilità a una magistratura troppo spesso criticata, anche per colpa propria. “Oggi – ha osservato – invece di indagare su fatti concreti, spesso si indaga per capire se qualcuno ha commesso reati, un approccio che non appartiene a uno Stato di diritto”.

La riforma e le ragioni del sì

La riforma, approvata dal Parlamento ma sottoposta a referendum in quanto non raggiunse la maggioranza qualificata, prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti per la magistratura giudicante e quella requirente, mantenendo l’autonomia ma separando le carriere. Viene istituita una Corte disciplinare di rango costituzionale che si occuperà dei procedimenti disciplinari, staccando questa funzione dagli organi di autogoverno.

Un altro aspetto innovativo riguarda il ricorso al sorteggio per la selezione dei membri degli organi di autogoverno, con l’obiettivo di ridurre l’influenza delle correnti interne alla magistratura e garantire maggiore trasparenza.

Di Pietro ha ricordato che la separazione delle carriere è stata una proposta condivisa nel tempo da maggioranze sia di centrosinistra sia di centrodestra, ribadendo che il referendum non è una questione politica, ma un passo verso una giustizia più equilibrata e affidabile.

Gli elettori saranno chiamati a esprimersi sull’intero testo costituzionale e il referendum non prevede quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dall’affluenza, decidendo così il futuro dell’assetto giudiziario italiano.

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