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Cecchettin: “Subito educazione affettiva obbligatoria nelle scuole”

Durante un evento a Bruxelles, Gino Cecchettin sottolinea il ritardo italiano nell’educazione affettiva scolastica e rilancia l’urgenza di prevenire la violenza di genere

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Gino Cecchettin

Gino Cecchettin | ANSA / MATTEO BAZZI - Alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Bruxelles, 2 marzo 2026 – Gino Cecchettin, fondatore della Fondazione Giulia Cecchettin, ha rilanciato oggi la necessità di introdurre in Italia almeno un’ora settimanale di educazione affettiva nelle scuole, a partire dalla primaria. L’appello è stato espresso a margine dell’evento “Prevenire la violenza di genere in Europa”, promosso dall’eurodeputata Alessandra Moretti e dalla collega Giusi Princi, sottolineando come l’Italia sia ancora in ritardo rispetto ad altri Paesi europei su questo fronte.

L’educazione affettiva come strumento di prevenzione

Nel corso dell’incontro, Cecchettin ha evidenziato come l’assenza di programmi strutturati di educazione affettiva nelle scuole italiane rappresenti una lacuna significativa nella lotta alla violenza di genere. “In alcuni Stati europei l’educazione affettiva è contemplata già da tempo, ma l’Italia è ancora manchevole sotto questo profilo“, ha dichiarato. Per Cecchettin, la scuola deve diventare il luogo dove si insegna ai giovani a conoscere se stessi, a gestire le emozioni e a riconoscere i confini nelle relazioni interpersonali, contribuendo così a prevenire la violenza e promuovere il rispetto.

Il fondatore della Fondazione ha ricordato anche l’importanza di un intervento coordinato a livello europeo: “Con le direttive europee possiamo arrivare in ogni Stato e cercare di dare una risposta comune a un problema che riguarda tutti, da nord a sud, da est a ovest“.

Gino Cecchettin e il progetto CampBus

Negli ultimi mesi, Gino Cecchettin ha portato avanti un progetto itinerante di educazione affettiva nelle scuole superiori italiane, denominato CampBus, che ha fatto tappa in diverse città come Catania, Roma e Milano. L’iniziativa, trasmessa anche in streaming per raggiungere un pubblico più vasto, mira a trasformare il tema degli affetti e delle relazioni in materia curriculare.

Durante gli incontri, gli studenti hanno potuto confrontarsi direttamente con Cecchettin e con esperti come la psicologa Lara Pelagotti, approfondendo aspetti legati alla cultura patriarcale, alla gestione delle emozioni e al rispetto reciproco. Un momento significativo è stato quello in cui una studentessa ha incoraggiato i compagni maschi a non avere paura di esprimere i propri sentimenti, sottolineando che “piangere non è vergogna ma coraggio“.

Questa iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di sensibilizzazione e prevenzione della violenza di genere in Europa, tema su cui il Parlamento europeo ha recentemente adottato nuove norme per contrastare la violenza contro le donne, rafforzare la protezione delle vittime e promuovere l’uguaglianza di genere.

La proposta di Cecchettin trova eco anche in un crescente consenso sociale: secondo una ricerca condotta da Coop con Nomisma, il 70% delle famiglie italiane riconosce infatti l’importanza di un’educazione affettiva nelle scuole, evidenziando un bisogno diffuso che va colmato al più presto.

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