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Scoperta una proteina chiave apre nuove opportunità nella lotta contro la malaria

La ricerca internazionale rivela il ruolo della proteina Ark1 nel ciclo vitale del Plasmodium, aprendo la strada a terapie mirate e vaccini innovativi contro la malaria

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Malaria e resistenza ai farmaci

Malaria e resistenza ai farmaci | Pixabay @Kittisak_Kaewchalun - alanews

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 26 febbraio 2026 – Una scoperta recente apre nuove prospettive nella lotta contro la malaria, una malattia che ogni anno causa oltre 500mila vittime nel mondo. Un team internazionale guidato dal professor Ryuji Yanase dell’Università di Nottingham ha identificato una proteina chiave, denominata Aurora-related kinase 1 (Ark1), che agisce come un vero e proprio “controllore del traffico” durante la divisione cellulare del parassita responsabile della malattia, il Plasmodium. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, rappresenta un importante passo avanti nella comprensione del ciclo di replicazione di questo organismo unicellulare.

Il ruolo della proteina Ark1 nel ciclo di vita del Plasmodium

La malaria è trasmessa all’uomo attraverso la puntura di zanzare infette del genere Anopheles. Il parassita Plasmodium falciparum, responsabile della forma più grave della malattia, si replica rapidamente all’interno sia dell’uomo sia dell’insetto vettore. Il meccanismo di replicazione del parassita differisce sostanzialmente da quello delle cellule umane e il complesso proteico Ark1 è cruciale per la corretta separazione del materiale genetico durante la divisione cellulare. Gli scienziati hanno dimostrato che la disattivazione di Ark1 blocca la replicazione del parassita, impedendo di fatto la trasmissione della malaria. Il fatto che Ark1 differisca notevolmente dalle proteine omologhe presenti nelle cellule umane rende questo target particolarmente interessante per lo sviluppo di farmaci mirati, con minimi effetti collaterali per il paziente.

Nuove frontiere nella prevenzione e terapia della malaria

Oltre alla scoperta di Ark1, recenti studi internazionali hanno identificato nuovi anticorpi capaci di neutralizzare il parassita già nella fase iniziale dell’infezione. Ricercatori dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina in Svizzera hanno isolato anticorpi monoclonali che si legano agli sporozoiti, la forma infettiva del Plasmodium, bloccandone la capacità di infettare il fegato umano. Questa scoperta, pubblicata su Nature Medicine, suggerisce la possibilità di sviluppare vaccini di seconda generazione più efficaci rispetto all’attuale RTS,S, che ha una efficacia limitata. Parallelamente, un team australiano ha sviluppato un promettente vaccino a mRNA che impedisce la fertilizzazione del parassita all’interno della zanzara, bloccando così la trasmissione.

Questi progressi scientifici segnano un’importante evoluzione nella lotta alla malaria, una malattia endemica in numerose aree tropicali e subtropicali, che colpisce soprattutto bambini e donne in gravidanza. La combinazione di nuove strategie terapeutiche e vaccinali potrebbe portare a una significativa riduzione dell’impatto globale della malattia.

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