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Secondo uno studio spagnolo, il 20% dei post su X diffonde disinformazione

Secondo la ricerca Fad Juventus, il 20% dei post su X diffonde notizie false, con particolare incidenza sui temi dell’immigrazione e un impatto sulla fiducia pubblica

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Il logo di X, l'ex Twitter

X down | Photo by Twitter X - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Madrid, 5 febbraio 2026 – Secondo un recente studio condotto in Spagna, il fenomeno della disinformazione rappresenta una sfida significativa sui social media, in particolare sulla piattaforma X (ex Twitter). L’analisi, presentata oggi a Madrid dalla fondazione indipendente Fad Juventus in occasione della Giornata della sicurezza in rete, rivela che circa il 20% dei contenuti pubblicati su X contiene forme di disinformazione.

Disinformazione e immigrazione: un binomio preoccupante

Lo studio intitolato “Entre el ruido y los datos” ha esaminato un campione rappresentativo di post pubblicati tra aprile e giugno 2024. I risultati indicano che su mille pubblicazioni, circa 200 veicolano informazioni false o distorte, spesso attraverso inganni diretti, decontestualizzazioni, esagerazioni o ironie fuorvianti. Il tema più ricorrente e problematico è quello dell’immigrazione, con un post su due che risulta ingannevole. I contenuti su questo argomento tendono ad alimentare l’allarme sociale, generalizzando fatti isolati e manipolando statistiche. Inoltre, si riscontra una frequente associazione senza prove tra migranti e criminalità o presunte minacce culturali.

Tono negativo e polarizzazione politica

Tre quarti dei messaggi disinformativi presentano un tono negativo o denigrante, rivolgendosi soprattutto a figure istituzionali come politici, giornalisti e magistrati, con conseguente erosione della fiducia nelle istituzioni e un possibile indebolimento della democrazia, come sottolineato da Xavier Morano, responsabile della ricerca. La maggior parte di questi contenuti (45%) è riconducibile a profili di estrema destra, caratterizzati da un discorso critico verso l’immigrazione e il multiculturalismo, esaltazione nazionalista e religiosa, nonché difesa di un revisionismo storico. Seguono contenuti di sinistra (20%) e di estrema sinistra (11%). Inoltre, un gruppo di circa cento profili altamente attivi ha generato 11 milioni di pubblicazioni in un solo mese, amplificando la diffusione di notizie false.

Questi dati confermano la complessità del fenomeno della disinformazione online e la necessità di strategie efficaci per contrastarla, soprattutto in vista del ruolo cruciale che i social media continuano ad avere nel dibattito pubblico.

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