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“Un’altra strage che si poteva evitare”: il grido di Francesco Vitali dopo la tragedia di Crans-Montana

Intervenendo a Newzgen, Francesco Vitali ha tracciato dei parallelismi tra la tragedia di Crans-Montana e quella di Corinaldo del 2018

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Francesco Vitali a Newzgen

Newzgen.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

L’ennesima tragedia consumata durante i festeggiamenti di Capodanno ha riaperto una ferita che in Italia non si è mai davvero rimarginata. L’incendio scoppiato nella notte del 1° gennaio 2026 a Crans-Montana ha riportato alla mente a molti la strage della Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove nel 2018 perse la vita la quindicenne Benedetta Vitali. Per suo fratello Francesco, oggi ospite della trasmissione in streaming Newzgen prodotta da Alanews e condotta da Andrea Eusebio e Alessandra D’Ippolito, quella notizia è stata un ritorno immediato al trauma.

I parallelismi tra la tragedia di Crans-Montana e quella di Corinaldo

Francesco Vitali ha spiegato come le dinamiche dell’episodio svizzero presentino inquietanti analogie con quanto avvenuto in Italia: strutture non adeguate, locali sovraffollati e una gestione del rischio completamente sottovalutata. A suo giudizio, la percezione del pericolo da parte dei presenti, in larga parte adolescenti, non poteva essere all’altezza della gravità della situazione. Il risultato, ancora una volta, è stato devastante.

Norme che esistono ma vengono ignorate

Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda il modo in cui l’opinione pubblica ha inquadrato l’episodio, trattandolo come un problema “svizzero”, anziché come un rischio che riguarda anche l’Italia. Vitali ha ricordato che le regole esistono, ma spesso vengono aggirate proprio quando dovrebbero essere applicate con maggiore rigidità. A Corinaldo, ha raccontato, il locale era formalmente registrato come magazzino agricolo e, durante il processo, gli è stato detto più volte che sua sorella è morta in una rampa destinata al passaggio degli animali. Per lui, la responsabilità vera è nella catena delle autorizzazioni e dei controlli: chi dovrebbe vigilare non può voltarsi dall’altra parte con leggerezza, perché ciò che “non dovrebbe succedere” poi succede davvero.

Vitali: “Se le regole fossero state rispettate, Benedetta sarebbe viva”

Vitali è stato netto: se chi era incaricato di garantire la sicurezza avesse applicato correttamente le norme, quel locale non sarebbe mai stato aperto. Di conseguenza, Benedetta quella sera non ci sarebbe entrata. Un ragionamento che vale oggi anche per Crans-Montana, dove la tragedia avrebbe potuto essere evitata con semplici controlli e con il rispetto delle prescrizioni di base.

Le polemiche social sulla tragedia di Crans-Montana

Sui social, dopo l’incendio svizzero, alcuni commenti hanno attribuito responsabilità ai giovani presenti, colpevoli – secondo queste voci – di aver ripreso la scena con il telefono invece di mettersi in salvo. Vitali ha respinto questa narrazione con decisione: in un ambiente chiuso, pieno di materiali infiammabili, nessun ragazzo va a una festa domandandosi se i pannelli fonoassorbenti siano ignifughi. La colpa, ha ribadito, non è di chi ha tirato fuori lo smartphone, ma di chi ha permesso che una situazione del genere esistesse.

Il vero pericolo dell’incendio: il fumo e il panico

Nel suo intervento, Vitali ha ricordato un aspetto spesso sottovalutato: nella maggior parte dei casi, non è il fuoco a uccidere, ma il fumo, che fa perdere i sensi, disorienta e blocca le vie respiratorie. Da qui nasce la sua proposta: trasformare ogni tragedia in un’occasione concreta di prevenzione. Nessuno, ha detto, spiega davvero come comportarsi in caso di incendio, e sarebbe fondamentale insegnarlo, soprattutto ai più giovani.

Il percorso di studi di Francesco Vitali è profondamente legato a quanto accaduto alla sorella nel 2018: è laureato in rischio ambientale e protezione civile, una scelta nata dalla promessa fatta alla sorella Benedetta di dare un senso a quella perdita. Una tragedia che, come ha spiegato, non colpisce solo le vittime dirette ma distrugge intere famiglie.

Dopo la morte di Benedetta, Francesco ha perso anche la madre nel 2020. La donna, ha raccontato, non ha retto al dolore della scomparsa della figlia e si è lasciata andare, non trovando più la forza di combattere la malattia. Da allora, per lui, la normalità non è mai tornata: ogni giorno è una corsa continua per non fermarsi a pensare, perché quando il pensiero arriva, il peso diventa insostenibile.

Il ricordo di Benedetta Vitali

Nel finale dell’intervista, Vitali ha ricordato la sorella: quindici anni, da poco alle superiori, precisa, espansiva, piena di vita. L’ultimo saluto risale alla sera del 7 dicembre 2018, quando il giorno dopo avrebbero dovuto fare insieme l’albero di Natale. Lui le disse che sarebbe andato a svegliarla presto. Un momento che oggi assume il valore di un addio mai voluto.

Sul fronte processuale, Vitali non nasconde la propria amarezza. La sentenza di primo grado, a suo avviso, è inaccettabile: chi ha concesso i permessi non è stato condannato per omicidio né per disastro. La speranza, ha concluso, è che i successivi gradi di giudizio possano ribaltare quel verdetto e restituire almeno una parte di giustizia a Benedetta e a tutte le vittime di tragedie che, forse, si potevano evitare.

Per approfondire: Crans-Montana, a Jessica Moretti negati domiciliari: obbligo di firma e cauzione

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