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“Menu fisso 25 euro, cameriera compresa”: la scritta fuori da un bar a Pordenone fa discutere

Sono arrivate aspre critiche dal segretario della Flc-Cgil Giuseppe Mancaniello e da Sonia D’Aniello, ex consigliera comunale di Pordenone

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Il cartello esposto fuori da un bar di Pordenone

Il cartello esposto fuori da un bar di Pordenone | X @zazoomblog - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Non è una novità assoluta, ma ogni volta il dibattito esplode con la stessa intensità. A Fontanafredda, piccolo comune in provincia di Pordenone, un’insegna affissa all’ingresso di un bar continua a far discutere da anni. La scritta, “Menù fisso 25 euro cameriera compresa”, è tornata al centro dell’attenzione pubblica, riaprendo una frattura profonda tra chi la considera una battuta ironica e chi invece la giudica un’espressione inaccettabile di sessismo. La richiesta di rimozione, già avanzata in passato, torna ora con maggiore forza, ma il titolare del locale, almeno per il momento, non sembra intenzionato a fare marcia indietro.

L’insegna che divide Pordenone

Il cartello è comparso per la prima volta nel 2017 e da allora non ha mai lasciato il suo posto sulla porta del bar. Nel corso di quasi dieci anni, ha ciclicamente riacceso proteste e discussioni, attirando l’attenzione di clienti, passanti e opinione pubblica. Il proprietario del locale continua a difenderne la presenza, sostenendo che si tratti esclusivamente di una forma di ironia, inserita in una lunga tradizione di messaggi scherzosi che caratterizzano il suo esercizio. A suo dire, la frase non è offensiva, rientra nella libertà d’espressione all’interno di una proprietà privata e vuole essere soprattutto una battuta amara sull’aumento dei prezzi, dal momento che il presunto “menù fisso” è rimasto invariato nel costo per ben nove anni.

Un locale tappezzato di messaggi provocatori

Secondo il titolare, il cartello incriminato si inserisce in un contesto più ampio. Il bar è noto per essere decorato con numerose scritte ironiche: dall’avviso “Locale riscaldato (da giugno ad agosto)”, che scherza sulla calura estiva, al cartello “Rapina con appuntamento”, fino a una corda appesa al soffitto con accanto la dicitura “Sono un sismografo”. Tutti messaggi che fanno parte dello stile del locale e che, a detta del proprietario, non hanno mai avuto l’intento di offendere. Racconta anche che, paradossalmente, l’insegna ha attirato l’attenzione di alcuni camionisti di passaggio, incuriositi al punto da fermarsi a chiedere informazioni, nonostante il bar non serva nemmeno pasti veri e propri.

Le critiche: “Un insulto alla dignità delle donne”

La nuova ondata di polemiche è stata innescata dall’intervento del sindacato Flc-Cgil. Il segretario Giuseppe Mancaniello ha definito il cartello un chiaro esempio di offesa alla dignità femminile e un’ulteriore manifestazione di sessismo. In un’intervista al Messaggero Veneto, ha collegato la vicenda ad altri episodi recenti che, a suo avviso, dimostrerebbero quanto certi atteggiamenti siano ancora radicati nella società, citando anche il caso del fotomontaggio di Elly Schlein travestita da Befana e le parole del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. Per Mancaniello, è arrivato il momento di dire basta a questo tipo di messaggi.

La voce della politica e il dibattito sui social

Alle critiche sindacali si è aggiunta la presa di posizione di Sonia D’Aniello, ex consigliera comunale di Pordenone, che sui social ha espresso una condanna durissima. Secondo lei, non si può liquidare la vicenda come semplice goliardia: il cartello rappresenterebbe una sopravvivenza di una mentalità patriarcale che, nonostante le battaglie degli anni Settanta, non è mai stata realmente superata. D’Aniello parla di un segnale culturale preoccupante, di una “vergogna collettiva” che trasmette alle nuove generazioni un’idea distorta della libertà e del ruolo delle donne. Dietro quella frase, sostiene, si nasconde un intero mondo fatto di svalutazione e mercificazione, di fronte al quale la società appare ancora troppo spesso impotente.

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