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Crescita delle vendite online a Natale: le nuove tendenze tra regali e consumatori digitali

Quasi la metà degli italiani riceve regali non graditi a Natale: cresce il fenomeno della rivendita online, spinto da sostenibilità e nuove abitudini di consumo

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Dei regali di Natale

Dei regali di Natale | Unsplash @Liza Springer - Alanews.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Roma, 20 dicembre 2025 – A poche settimane dal Natale, una recente indagine Ipsos Doxa commissionata da eBay rivela un fenomeno che riguarda quasi la metà degli italiani: il 44% ha ricevuto almeno un regalo non gradito durante le festività natalizie dell’anno passato. Questo dato si traduce in circa 30 milioni di oggetti, tra vestiti, accessori e articoli per la casa, che rischiano di rimanere inutilizzati, generando spreco e accumulo domestico. La tendenza, però, sta evolvendo grazie alla crescente diffusione della rivendita online, che si conferma come una soluzione efficace per ridare valore a questi beni.

Natale, aumento del “regifting” e la rivoluzione digitale nella rivendita

Il fenomeno del regifting, ovvero la pratica di rivendere o cedere regali non graditi, è in forte crescita: nel 2025 il 20% degli italiani dichiara di aver venduto almeno un regalo ricevuto, in aumento rispetto al 15% dell’anno precedente. La pratica, che un tempo poteva essere vista come un ripiego, oggi rappresenta una scelta consapevole e responsabile, favorita soprattutto dalle piattaforme digitali. Il 76% di chi rivende lo fa infatti online, un incremento significativo rispetto al 61% del 2024, mentre cala l’uso dei negozi fisici e delle catene di seconda mano, scelte solo dal 19% dei venditori.

Il mercato digitale permette inoltre di attribuire un valore più dignitoso agli oggetti, evitando che vengano svenduti a pochi euro, come spesso accade nei negozi fisici. Questa maggiore trasparenza e facilità di accesso sta cambiando anche la percezione degli italiani verso il mercato dell’usato: il 66% è favorevole a ricevere o regalare articoli usati, soprattutto se in buone condizioni o scelti per motivi di sostenibilità ambientale.

Tradizioni e leggende di Natale: da San Nicola alla Befana, chi porta i regali
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Categorie più coinvolte e motivazioni della rivendita

Le categorie di prodotti più frequentemente rivendute sono quelle legate alla moda e alla casa: vestiti, scarpe e accessori rappresentano il 44% degli articoli, seguiti dagli articoli per la casa con il 33%. Seguono libri, fumetti, gioielli e orologi, e in misura minore l’elettronica. Questi settori sono simbolo di uno spreco evitabile, poiché accumulano beni nuovi o poco usati che possono facilmente trovare una seconda vita.

Le ragioni principali che spingono alla rivendita sono di natura pratica: il 37% degli intervistati afferma di vendere perché il regalo non rispecchia i propri gusti, il 28% perché possiede già un articolo simile, mentre il 27% semplicemente non vuole tenere l’oggetto. A queste si aggiungono motivazioni economiche: il 12% vede nel regifting una fonte di guadagno extra e il 9% considera l’oggetto troppo prezioso per lasciarlo inutilizzato. Il contesto economico attuale, segnato da un aumento del costo della vita, spinge infatti oltre il 40% degli italiani a essere più propensi a vendere regali indesiderati, trasformando questa pratica in un modo per arrotondare.

Chi sono i principali “sbagliatori” di regali?

Sorprende che a dominare la classifica di chi fa regali meno apprezzati non siano parenti lontani o colleghi, ma le persone più vicine: amici (24%) e partner (21%) sono infatti i principali “sbagliatori”, seguiti da mamme e fratelli (17%). Zii, colleghi e cugini risultano più distanziati, probabilmente perché tendono a scegliere regali più generici per evitare errori. Questo dato evidenzia la complessità di intercettare gusti e necessità reali, anche all’interno dei rapporti più stretti.

L’impatto economico e culturale della rivendita

Il denaro ricavato dalla vendita dei regali non graditi viene principalmente destinato al risparmio (55%), con un aumento rispetto al 51% del 2024. Il 34% degli intervistati utilizza il denaro per acquistare qualcosa di più affine ai propri gusti, mentre cala la percentuale di chi lo impiega per coprire le spese natalizie, scesa dal 27% al 18%.

Margot Olifson, country manager di eBay in Italia, sottolinea che «il regifting oggi racconta la volontà di dare nuovo valore a ciò che non usiamo, in modo intelligente e responsabile». La diffusione di questa pratica online è un segnale di un cambiamento culturale verso un consumo più consapevole, dove ogni oggetto può avere più di una vita. Su piattaforme come eBay, questa filosofia si traduce quotidianamente in un mercato dinamico e sostenibile, supportato da una community attiva.

Un’abitudine che si estende oltre il periodo di Natale

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la rivendita di regali indesiderati non è più un fenomeno limitato al periodo natalizio. Il 60% degli italiani si dice infatti disposto a vendere regali non graditi ricevuti durante tutto l’anno, con l’11% che prevede di farlo più frequentemente rispetto al passato. Oltre un terzo della popolazione ha già rivenduto almeno un articolo indesiderato, segno che questa pratica è ormai parte integrante dei comportamenti di consumo.

Anche le ricerche online confermano questa tendenza: durante le festività, le categorie più cercate includono orologi, giochi di carte collezionabili, smartphone e altri dispositivi tecnologici, spesso in versione usata. Questo indica come il valore degli oggetti non si esaurisca al primo passaggio di mano, contribuendo a ridurre sprechi e consumi superflui.

Il Natale, con le sue tradizioni e il suo bagaglio culturale, continua a essere un momento centrale nella vita degli italiani, ma oggi si arricchisce di nuove abitudini che riflettono un’attenzione crescente alla sostenibilità e alla responsabilità nei consumi.

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