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Detrazioni familiari a carico, chi rientra davvero dopo il nuovo decreto Irpef-Ires

Il governo amplia la platea dopo il giro di vite della Legge di Bilancio: tornano fratelli, sorelle e altri familiari, ma restano limiti e esclusioni importanti

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Detrazioni familiari a carico, chi rientra davvero dopo il nuovo decreto Irpef-Ires
Matilde Giunti di Matilde Giunti

Il sistema delle detrazioni per familiari a carico cambia ancora. Dopo il restringimento deciso con la Legge di Bilancio 2025, il governo ha approvato un nuovo decreto che rivede in parte le scelte fatte pochi mesi fa e amplia di nuovo la platea di parenti considerati detraibili. Le modifiche sono contenute nel decreto Irpef-Ires, varato dal Consiglio dei ministri, e introducono un ritorno parziale alle regole precedenti: non vale più soltanto per figli e genitori conviventi, ma anche per altre figure familiari previste dal codice civile. Il tutto mantenendo però i limiti di reddito già esistenti e alcune esclusioni precise.

Cosa cambia davvero dal 2025: chi torna nelle detrazioni, quali limiti rimangono e perché il governo ha fatto marcia indietro

Il primo elemento da chiarire riguarda il quadro precedente. Con la Legge di Bilancio, il governo aveva voluto restringere il ventaglio delle detrazioni applicate direttamente in busta paga, limitandole a coniugi non separati, figli fino a 30 anni, genitori e nonni conviventi. Un modello che aveva di fatto eliminato dalla platea altri parenti che per molti nuclei familiari rappresentavano una parte reale del sostegno economico, come fratelli, sorelle, generi, nuore, suoceri. La correzione arriva ora con il decreto Irpef-Ires, che rimette in campo la regola tradizionale basata sull’articolo 433 del codice civile, il punto normativo che definisce l’ordine degli obblighi alimentari e l’estensione dei legami parentali.

Per essere riconosciuti come fiscalmente a carico, continuano a valere i limiti di reddito: 2.840,51 euro annui, o 4.000 euro per i figli fino ai 24 anni. Questi numeri non cambiano, e restano il riferimento centrale per capire chi potrà beneficiare delle detrazioni del 19% sulle spese sostenute, incluse quelle mediche o scolastiche. A cambiare è invece la lista dei soggetti ammessi, che torna a comprendere gli stessi familiari indicati dal codice civile: quindi non solo coniuge e discendenti, ma anche ascendenti, adottanti, generi, nuore, suoceri e soprattutto fratelli e sorelle, sia germani sia unilaterali, con priorità ai primi. È un ritorno alle regole precedenti alla riforma, un passo indietro che punta a ricomporre un sistema considerato troppo rigido per i modelli familiari attuali, spesso complessi e non sempre centrati sul nucleo tradizionale.

Fondamentale però la condizione di convivenza o, in alternativa, il fatto che la persona sia mantenuta economicamente da chi intende detrarre le spese. Questo aspetto rimane immutato e serve a evitare che la detrazione si estenda a rapporti formali ma non sostanziali. Un’altra conferma riguarda l’esclusione dei soggetti che ricevono assegni di mantenimento giudiziale, che non possono essere considerati fiscalmente a carico. Il decreto chiarisce poi una questione rimasta aperta: le spese del 2025 saranno detraibili secondo le nuove regole, anche se il chiarimento arriva a fine anno e molti contribuenti pensavano il contrario.

Le esclusioni che rimangono, cosa succede agli ex coniugi e le altre novità fiscali contenute nel decreto Irpef-Ires

Se da un lato il decreto amplia la platea dei familiari inseriti nelle detrazioni, dall’altro conferma un’esclusione importante: l’ex coniuge non torna tra i soggetti detraibili. Il governo non ha modificato questa parte della riforma, lasciando quindi fuori le spese sostenute per l’ex partner, indipendentemente dal rapporto o dalla storia personale. È una scelta che, nella logica dell’esecutivo, separa in modo netto gli obblighi fiscali da quelli eventualmente previsti dal diritto di famiglia, evitando sovrapposizioni che negli anni passati avevano generato più di un contenzioso.

Un’altra conferma riguarda l’assenza del ritorno delle detrazioni fisse in busta paga, un meccanismo che in passato permetteva ad alcuni contribuenti di vedere riconosciuta subito una parte delle agevolazioni. Con il nuovo decreto, invece, tutte le spese detraibili dovranno essere inserite nel modello 730, diventando quindi un rimborso o una riduzione delle imposte solo a dichiarazione avvenuta. Il sistema viene così uniformato, eliminando il doppio canale tra chi usufruiva delle detrazioni immediate e chi invece doveva attendere la dichiarazione.

Il decreto contiene anche altri interventi rilevanti. Viene estesa la derivazione rafforzata alle micro-imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata, ampliando un principio finora riservato ai bilanci ordinari. Una norma importante riguarda la correzione degli errori contabili: quando l’impresa è soggetta a revisione legale, le rettifiche diventano fiscalmente rilevanti se approvate entro la chiusura del bilancio del periodo in cui l’errore è stato commesso. A questo si aggiungono modifiche al regime delle scissioni per scorporo, nuove regole sulla fiscalità internazionale, e un aggiornamento del sistema relativo alle spese mediche detraibili. Tutti elementi che rientrano in una riforma che vuole rendere più coerente il quadro fiscale, pur continuando a generare dubbi interpretativi che verranno chiariti nei prossimi mesi.

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