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Risoluzioni ONU per Gaza: ecco quante e quali sono state adottate in passato

Quella adottata oggi non è la prima risoluzione dell’ONU per Gaza: ecco quanti e quali sono state adottate in passato

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Tutte le risoluzioni dell'ONU per Gaza

Tutte le risoluzioni dell'ONU per Gaza | Pixabay @HJBC - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato oggi la nuova risoluzione sul piano di pace per Gaza, presentata dagli Stati Uniti e più volte riformulata nelle ultime settimane. Il testo prevede l’intervento di una forza internazionale incaricata di stabilizzare l’intera area, aprendo la strada a una fase che Washington definisce “decisiva” per il futuro del conflitto.

Risoluzione dell’ONU per Gaza: Trump esulta, ma basterà?

Sui social, il presidente americano Donald Trump ha celebrato il voto come “una delle più grandi approvazioni nella storia delle Nazioni Unite” e “un momento di vera portata storica”. Ma il via libera odierno riapre inevitabilmente la discussione sul lungo elenco di risoluzioni approvate (e spesso ignorate) nel corso di oltre settant’anni.

Le radici del conflitto nelle prime risoluzioni ONU per Gaza

Per comprendere il contesto attuale, bisogna tornare al 29 novembre 1947, quando l’Assemblea Generale approvò la Risoluzione 181. Il piano stabiliva la divisione della Palestina in due Stati — uno ebraico e uno arabo — lasciando Gerusalemme sotto controllo internazionale. Una spartizione precisa, destinata però a non essere mai applicata: il rifiuto del mondo arabo fece esplodere il conflitto del 1948, rendendo quella mappa un esercizio teorico più che un punto di partenza.

Risoluzioni dell'ONU per Gaza
Risoluzioni dell’ONU per Gaza | Pixabay @VogelSP – alanews

 

Il vero spartiacque diplomatico arrivò però nel novembre 1967, con la Risoluzione 242. Il testo imponeva a Israele il ritiro “dai territori occupati nel recente conflitto” e sanciva il principio di land for peace. È tutt’oggi considerata la pietra angolare di ogni iniziativa di pace, pur essendo rimasta in larga parte inattuata. Sei anni dopo, nel pieno della Guerra dello Yom Kippur, la Risoluzione 338 chiedeva l’applicazione immediata della 242: un’altra sollecitazione caduta nel vuoto.

Anni Settanta: dalle occupazioni agli insediamenti

Nel 1978 il Consiglio di Sicurezza approvò la Risoluzione 425, che intimava a Israele di ritirarsi dal Libano. Fu necessario quasi un decennio per vedere un passo indietro (1985) e altri quindici anni per il ritiro completo (2000), nonostante la richiesta parlasse esplicitamente di un’azione “immediata”.

Negli stessi anni, il tema degli insediamenti iniziò a diventare centrale. La Risoluzione 446 del 1979 li definiva “un grave ostacolo alla pace” e richiamava Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra. Nel 1980 la Risoluzione 452 ne chiedeva la sospensione. Nel 2025, gli insediamenti non solo persistono, ma si sono espansi, segnando una delle fratture più profonde nei negoziati.

Un meccanismo inceppato: il ruolo dei membri permanenti

Dal 1947 a oggi, il Consiglio di Sicurezza ha adottato circa 69 risoluzioni sul conflitto israelo-palestinese. Altre 29 non hanno mai superato il voto a causa del veto americano, costante quando si tratta di misure ritenute svantaggiose per Tel Aviv. È il lato oscuro del meccanismo del veto: cinque membri permanenti — Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito — con la facoltà di bloccare qualunque decisione.

Eppure, quando Israele venne ammesso all’ONU nel 1949, lo fece accettando formalmente la Risoluzione 273, che prevedeva il rispetto di tutte le future decisioni delle Nazioni Unite. Un impegno che, alla prova dei fatti, si è scontrato con l’inerzia politica e con l’asimmetria degli equilibri internazionali.

Vent’anni di tensioni e risoluzioni ignorate

Il principio è sempre lo stesso: il diritto internazionale traccia una strada, ma la politica spesso non la percorre. Nel 2000, nel giro di pochi mesi, il Consiglio approvò otto risoluzioni di condanna contro la politica israeliana nei territori occupati. Più recentemente, l’ONU ha dichiarato illegale il muro costruito da Israele, chiedendone la rimozione: una richiesta rimasta senza seguito.

Risoluzioni dell'ONU per Gaza
Risoluzioni dell’ONU per Gaza | Pixabay @Gabriele_Maltinti – alanews

 

Tra dichiarazioni d’urgenza, richiami al rispetto delle convenzioni e appelli alla moderazione, molti documenti sono finiti nel “dimenticatoio” del Palazzo di Vetro. Un archivio che racconta decenni di fallimenti diplomatici, più che di avanzamenti verso la pace.

Oggi come ieri: un voto che pesa, ma non basta

La nuova risoluzione approvata oggi riaccende le speranze e, al tempo stesso, i dubbi: potrà davvero segnare una svolta o farà la fine delle tante precedenti? La storia delle risoluzioni su Gaza suggerisce prudenza. L’abisso tra ciò che le Nazioni Unite sanciscono e ciò che avviene sul terreno resta profondo, alimentato dalla mancanza di volontà politica e dal gioco dei veti.

Settant’anni dopo la Risoluzione 181, la questione territoriale rimane al centro di tutto. E la lezione che emerge — dolorosa e persistente — è la stessa che accompagna ogni tentativo di pace: il diritto vale solo quando qualcuno è disposto a farlo rispettare.

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