Una vasta operazione contro la corruzione ha portato all’arresto di decine di funzionari in Iraq. Secondo quanto riferito dai media statali, il blitz è stato avviato su iniziativa del nuovo primo ministro Ali al-Zaidi e ha interessato Baghdad e diverse altre province del Paese. Tra le persone fermate figurerebbero anche parlamentari e alti funzionari pubblici.
Il blitz all’alba tra Baghdad e altre province
L’agenzia di stampa statale Ina, citando fonti governative, riferisce che sono state arrestate 47 persone nell’ambito dell’inchiesta. Le operazioni sono ancora in corso e hanno coinvolto la capitale irachena e altre aree del Paese.
Nelle ore precedenti, la stessa agenzia aveva segnalato un massiccio dispiegamento delle forze di sicurezza a Baghdad, compresa la Zona Verde, l’area fortificata che ospita sedi istituzionali e rappresentanze diplomatiche.
Secondo altre ricostruzioni, i raid sono stati eseguiti all’alba da reparti d’élite del Servizio antiterrorismo.
Tra gli indagati anche membri del Parlamento dell’Iraq
Tra i sospettati compaiono diversi membri del Parlamento, la cui immunità sarebbe stata revocata, oltre ad altri funzionari pubblici, in particolare appartenenti al ministero del Petrolio.
Secondo una fonte della sicurezza citata dall’agenzia irachena, alcuni degli arresti riguardano persone i cui nomi sarebbero emersi dalle confessioni raccolte durante l’inchiesta.
Al Jazeera riferisce inoltre, citando una fonte anonima dell’Alleanza Al-Azm, che tra i fermati ci sarebbe anche Muthanna al-Samarrai, leader della formazione politica, insieme al suo capo ufficio, arrestato durante una perquisizione nella residenza del politico situata proprio nella Zona Verde di Baghdad.
L’inchiesta partita dal caso del viceministro del Petrolio
Le indagini sarebbero strettamente collegate all’arresto, avvenuto il mese scorso, del viceministro del Petrolio Adnan al-Jumaili, accusato di corruzione. Secondo fonti investigative, molte delle operazioni di domenica sarebbero state eseguite sulla base delle dichiarazioni rese dallo stesso al-Jumaili.
Sempre nell’ambito dello stesso procedimento, le autorità irachene hanno sequestrato nelle ultime settimane circa 86 milioni di dollari in contanti, ritenuti collegati al presunto sistema corruttivo.
La promessa del premier dell’Iraq
Dal suo insediamento, il premier Ali al-Zaidi ha promesso di contrastare la corruzione e la cattiva gestione amministrativa che da anni rappresentano uno dei principali problemi dell’Iraq.
Secondo l’Associated Press, gli arresti confermati sarebbero almeno sette, tra cui cinque parlamentari. L’agenzia aggiunge che alcuni dei fermati apparterrebbero al blocco politico dell’ex primo ministro Mohammed Shia al-Sudani. Alle elezioni parlamentari dello scorso novembre la sua coalizione aveva ottenuto il maggior numero di seggi, ma al-Sudani non era riuscito a tornare alla guida del governo dopo un lungo stallo interno al Coordination Framework, l’alleanza dei partiti sciiti sostenuti dall’Iran, divisa per mesi sulla scelta del nuovo primo ministro.
