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Ninetto Davoli ricorda Pasolini: “Il calcio era la sua gioia, simbolo d’infanzia perduta”

Nel cinquantenario della scomparsa di Pasolini, Ninetto Davoli invita a riscoprire il poeta attraverso la lettura e lo studio, oltre la passione calcistica celebrata a Roma

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Stefano Chianese di Stefano Chianese

Nato a Roma nel 1995. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche e in Sviluppo Locale e Globale all’Università di Bologna, ho frequentato la Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso. Dopo un tirocinio al quotidiano Domani, collaboro con Alanews realizzando video-servizi su politica e cronaca romana. Tra i lavori più rilevanti, ho documentato la prima udienza del processo a Ilaria Salis, le cui immagini hanno avuto ampia risonanza a livello nazionale e internazionale

Roma, 1 novembre 2025 – In occasione del cinquantenario della morte di Pier Paolo Pasolini, allo Stadio dei Marmi si è svolto il quadrangolare calcistico intitolato “PPP50: Pasolini gioca ancora”, un evento dedicato a celebrare la passione sportiva del poeta e regista friulano. A commentare la manifestazione è intervenuto Ninetto Davoli, storico amico e attore protagonista di molte pellicole pasoliniane, che ha condiviso un ricordo intimo e significativo di Pasolini legato al suo amore per il calcio.

L’infanzia e la passione per il calcio di Pasolini

immagine

Ninetto Davoli ha ricordato Pier Paolo Pasolini come un ragazzo che trovava nella corsa dietro a un pallone la gioia pura e la spensieratezza dell’infanzia. “Pier Paolo amava giocare a pallone, come tutti i ragazzi. Era velocissimo, da bambino lo chiamavano lo Stukas. Correre dietro a un pallone era per lui tornare bambino” ha spiegato Davoli a margine dell’evento. Questa passione sportiva fu alla base della fondazione, da parte dello stesso Pasolini, della Nazionale Attori, squadra nella quale giocano, tra gli altri, Davoli e il regista Matteo Garrone.

Alla manifestazione hanno partecipato anche la Osvaldo Soriano International, la Nazionale Giornalisti e il Campidoglio FC, squadra composta dai consiglieri comunali di Roma. Un momento ludico e commemorativo che però, secondo Davoli, non può sostituire il vero modo di onorare Pasolini: “Pasolini va letto, va studiato, va seguito, va vissuto. Non bisogna aspettare 50 anni o una partita per ricordarlo. Pier Paolo andava portato nelle scuole, fatto leggere ai ragazzi, perché la gente imparasse a conoscerlo giorno per giorno”.

Il mondo raccontato da Pasolini e il suo lascito culturale

Ninetto Davoli ha infine espresso un bilancio sul mondo che Pasolini ha narrato nei suoi film e nei suoi libri, un ambiente ormai scomparso: “Manca tutto. Quel mondo che ha descritto nei libri e nei film non esiste più. Un film come Accattone oggi non si potrebbe fare. Quello che Pier Paolo ha raccontato non tornerà più”.

Pasolini, nato a Bologna nel 1922 e tragicamente assassinato nel 1975 a Ostia, è stato uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento. La sua figura poliedrica spazia dalla poesia al cinema, dalla critica sociale alla militanza culturale, sempre caratterizzata da un pensiero indipendente e anticonformista. Il suo impegno civile e artistico ha lasciato una traccia indelebile nella cultura italiana, e la sua opera continua a essere al centro di studi e dibattiti.

Il ricordo di Pasolini attraverso il calcio, quindi, si inserisce in un contesto più ampio di valorizzazione della sua figura, che va ben oltre l’aspetto ludico, abbracciando la necessità di una conoscenza profonda e quotidiana della sua eredità culturale.

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