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Milano, indagine su urbanistica: “Aree svendute sottocosto” e 36 indagati nel caso Residenze Lac

Indagine su ex dirigenti e professionisti: accuse di corruzione, falso e depistaggio per la gestione delle Residenze Lac. Coinvolti anche politici e tecnici comunali

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Inchiesta Urbanistica

Inchiesta Urbanistica

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Milano, 14 ottobre 2025 – La recente inchiesta sulla gestione urbanistica a Milano scuote il Comune e mette sotto accusa numerosi ex dirigenti e professionisti coinvolti nella realizzazione delle cosiddette Residenze Lac, un complesso edilizio costituito da tre torri che si affacciano su un’area di grande valore ecologico, il Parco delle Cave. Nel mirino della Procura finiscono anche pratiche amministrative e valutazioni urbanistiche che, secondo gli inquirenti, hanno consentito la svendita di aree pubbliche a prezzi irrisori, oltre a favorire indebiti vantaggi economici per i costruttori.

Urbanistica, indagati e accuse: un sistema di complicità tra pubblico e privato

Tra i 36 indagati della maxi inchiesta figurano Andrea Viaroli, ex dirigente comunale con una retribuzione annua lorda di oltre 103 mila euro, il legale rappresentante di Nexity Milano Parco delle Cave, vari tecnici dello Sportello unico edilizia, il direttore dei lavori, il rappresentante dell’impresa costruttrice e numerosi ex componenti della Commissione paesaggio, ormai sciolta. Tra questi spiccano nomi come quello di Marco Prusicki, ex presidente della stessa Commissione, oltre a Marinoni e Scandurra.

L’inchiesta, coordinata dai pm Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici, ha evidenziato come la Commissione paesaggio abbia favorito, con pareri favorevoli a partire dal 2018, la realizzazione di tre torri alte fino a 43 metri, in un contesto dove precedentemente sorgeva un edificio industriale di un solo piano. L’iter autorizzativo, infatti, non ha tenuto conto dei reali carichi urbanistici, facendo passare il progetto come una semplice ristrutturazione edilizia e non come nuova costruzione, evitando così l’approvazione obbligatoria di un piano attuativo che avrebbe dovuto garantire adeguate dotazioni di servizi alla cittadinanza.

Quel piano attuativo, necessario soprattutto per tutelare le caratteristiche naturalistiche del Parco delle Cave, non è mai stato predisposto, consentendo alla società costruttrice di ottenere uno sconto sugli oneri di urbanizzazione e altri vantaggi tributari illeciti. La convenzione sottoscritta tra Comune e società, firmata anche dal notaio Dario Restuccia – primo professionista del settore finito sotto indagine per concorso in lottizzazione abusiva –, non corrispondeva inoltre ad alcun modello legale valido.

Le indagini hanno inoltre accertato che lo Sportello unico edilizia del Comune ha permesso alla società Nexity la monetizzazione di oltre 7.600 metri quadri di aree destinate a dotazioni pubbliche, cedute a un prezzo di appena 193,45 euro al metro quadro, una cifra fortemente sottostimata rispetto ai valori di mercato dell’area.

I retroscena delle indagini: arresti, intercettazioni e pressioni

L’operazione ha portato anche all’arresto domiciliari di Giovanni Oggioni, ex dirigente dello Sportello unico edilizia e figura chiave del cosiddetto “sistema Oggioni”, accusato di corruzione, falso e depistaggio. Ai domiciliari si è arrivati dopo una serie di intercettazioni che hanno svelato un intreccio di rapporti tra dirigenti comunali, costruttori e membri della Commissione paesaggio, impegnati a favorire il rilascio di permessi edilizi illeciti.

Le conversazioni intercettate mostrano un clima di pressione continua su progetti immobiliari bloccati negli uffici comunali, con richieste di interventi diretti da parte di costruttori e consulenti che si rivolgevano a Oggioni per sbloccare le pratiche. La corruzione legata all’inchiesta urbanistica si estendeva anche alle assunzioni: Oggioni avrebbe ottenuto per sé e per la figlia, anch’essa architetto, contratti con società di costruzione e associazioni di categoria, come Assimpredil-Ance, con compensi per centinaia di migliaia di euro.

Emergono anche tentativi di influenzare la legislazione nazionale con il cosiddetto “Salva Milano”, un disegno di legge che, secondo le intercettazioni, sarebbe stato dettato direttamente dagli indagati per bloccare le indagini in corso. Oggioni e altri avrebbero collaborato con esponenti politici per la stesura del testo, nel tentativo di proteggere i propri interessi.

Altri professionisti indagati

L’inchiesta ha inoltre coinvolto altri professionisti come l’architetto Marco Cerri, progettista e ex componente della Commissione paesaggio, a cui il gip ha imposto la sospensione dalla professione per un anno. Cerri sarebbe stato il redattore occulto della proposta di legge “Salva Milano” e risulta indagato per falso e tentata concussione. Per altri dirigenti comunali come Simona Collarini e Andrea Viaroli, invece, nessuna misura cautelare, anche perché nel frattempo hanno cambiato incarichi.

Le accuse riguardano anche la sparizione di documenti elettronici dagli archivi comunali, in particolare i file relativi al Piano Regolatore Generale per alcune aree centrali, il che configura il reato di depistaggio. Secondo gli inquirenti, Oggioni avrebbe cancellato dati compromettenti per ostacolare le indagini, come emerge da intercettazioni telefoniche in cui invita la figlia a cancellare eventuali tracce.

Le indagini proseguono e si estendono a numerosi progetti immobiliari e soggetti coinvolti, delineando un quadro di profonda infiltrazione e corruzione nel settore urbanistico milanese.

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