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Trump e le 7 guerre fermate in 7 mesi: cosa c’è di vero?

Trump all'ONU ha dichiarato di aver fermato 7 guerre in 7 mesi, ma è davvero così? Ecco cosa c'è di vero

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Trump e le sette guerre “fermate” in sette mesi: cosa dicono davvero i fatti

Trump e le sette guerre “fermate” in sette mesi: cosa dicono davvero i fatti

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Durante il suo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tenutasi ieri, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito di aver fermato sette guerre in sette mesi, definendo questo risultato un onore personale. Già ad agosto, attraverso il social Truth, Trump aveva affermato di essere impegnato a porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina, ma nelle settimane successive ha variato le sue dichiarazioni, passando da sei a sette guerre fermate. Ma quali sono esattamente questi conflitti e quanto c’è di concreto nelle sue affermazioni?

Le 7 guerre citate da Trump e la reale situazione attuale

Secondo la Casa Bianca, Trump ha avuto un ruolo di mediazione o di pressione in sette crisi internazionali, alcune risalenti al suo primo mandato, altre più recenti. Tra queste:

  • Armenia e Azerbaigian: a inizio agosto, i leader dei due Paesi hanno firmato un accordo di pace presso la Casa Bianca, ponendo fine alle ostilità sul Nagorno-Karabakh. L’intesa, che prevede anche una via di transito denominata “Trump Route for International Peace and Prosperity”, ha visto Trump proposto per il Nobel per la Pace dai leader armeni e azeri. Tuttavia, permangono dubbi sulla stabilità dell’accordo.
  • Repubblica Democratica del Congo e Ruanda: a giugno è stato siglato un accordo di pace mediato dagli Stati Uniti, ma accuse reciproche di violazioni del cessate il fuoco tra esercito congolese e ribelli sostenuti da Kigali hanno compromesso la tregua.
  • Israele e Iran: Trump ha autorizzato un’operazione militare limitata contro siti nucleari iraniani durante un conflitto di 12 giorni con Israele, mediando poi un cessate il fuoco che ha temporaneamente fermato le ostilità, sebbene permangano tensioni sul futuro programma nucleare iraniano.
  • India e Pakistan: Trump ha sostenuto di aver facilitato un cessate il fuoco nel Kashmir amministrato dall’India, ma New Delhi ha negato qualsiasi mediazione esterna, sottolineando che il dialogo era stato diretto tra i due Paesi.
  • Cambogia e Thailandia: a luglio è stato raggiunto un cessate il fuoco dopo un breve conflitto, in parte sotto la pressione delle minacce commerciali statunitensi. L’accordo è fragile e le accuse di reciproci attacchi sono proseguite.
  • Egitto ed Etiopia: Trump considera risolto un potenziale conflitto legato alla diga Grand Ethiopian Renaissance Dam, ma non esiste un accordo formale e i negoziati sono fermi da mesi.
  • Serbia e Kosovo: nel 2020 l’amministrazione Trump aveva mediato un accordo economico limitato, ma le tensioni politiche restano elevate e recenti scontri hanno riacceso il rischio di escalation.

Verità e critiche sulle affermazioni di Trump

Il sito di fact-checking statunitense PolitiFact ha valutato le dichiarazioni di Trump come “perlopiù false”, poiché la definizione di “guerre fermate” è esagerata e non sempre corrisponde a conflitti effettivamente risolti. Alcuni cessate il fuoco o accordi sono stati mediati con un ruolo marginale degli Stati Uniti, mentre altre situazioni restano irrisolte o in fase di stallo. Esperti di politica estera sottolineano che, nonostante alcuni progressi, parlare di un vero e proprio “stop” a sette guerre in sette mesi è un’iperbole.

In particolare, la guerra in Ucraina e il conflitto a Gaza proseguono senza una soluzione concreta, e il negoziato bilaterale tra Russia e Ucraina appare oggi più difficile che mai, con Trump stesso che ha espresso incertezze sulla possibilità di un incontro diretto tra i due leader.

In questo contesto, il presidente americano si trova sotto pressione sia all’interno della sua amministrazione che dalla comunità internazionale, con alcuni consiglieri che criticano l’atteggiamento ambiguo nei confronti della guerra in Ucraina e la mancanza di progressi tangibili.

Donald Trump, ora al suo secondo mandato presidenziale iniziato nel gennaio 2025, continua a far leva sulla sua immagine di mediatore di pace in diverse crisi globali, ma le evidenze attuali mostrano un quadro più complesso e meno lineare rispetto alle sue affermazioni pubbliche.

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