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Sta arrivando l’influenza: chi deve vaccinarsi e quando conviene farlo

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Arriva l'influenza, chi deve vaccinarsi e quando conviene farlo

Arriva l'influenza, chi deve vaccinarsi e quando conviene farlo | Shutterstock

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Roma, 11 settembre 2025 – Con l’avvicinarsi della stagione dell’influenza, si riaccende il dibattito sulla vaccinazione antinfluenzale, non tanto sul “se” vaccinarsi, ma soprattutto sul “quando” effettuare l’iniezione per garantirsi la massima protezione. Le previsioni indicano una stagione particolarmente intensa e, alla luce di ciò, gli esperti sottolineano l’importanza di una strategia vaccinale mirata e personalizzata in base alla zona geografica di residenza.

Il momento ideale per la vaccinazione antinfluenzale: un’opinione scientifica

Silvestro Scotti, segretario generale nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), suggerisce che la scelta del momento più opportuno per vaccinarsi debba tenere conto della latitudine e delle condizioni climatiche locali. Secondo Scotti, nelle regioni del Sud Italia, dove l’estate si prolunga più a lungo e le temperature miti favoriscono la vita all’aperto, la diffusione dei virus influenzali è meno intensa fino all’autunno inoltrato. Per questo motivo, la vaccinazione anticipata ad ottobre potrebbe non essere ottimale in queste aree, poiché l’efficacia del vaccino, che dura mediamente sei mesi, potrebbe calare proprio nel momento in cui il virus circola maggiormente, cioè tra marzo e aprile.

Il medico spiega che la protezione conferita dal vaccino diminuisce gradualmente nel tempo e non in modo improvviso: “Se somministrato troppo presto, il vaccino rischia di diventare meno efficace durante i picchi tardivi della stagione influenzale o in caso di ondate tardive della malattia”.

Al contrario, nelle regioni settentrionali dove l’inverno arriva prima e le temperature si abbassano rapidamente, la vaccinazione anticipata a ottobre o all’inizio di novembre è raccomandata. “Il freddo e le attività svolte prevalentemente al chiuso favoriscono la diffusione dei virus influenzali”, sottolinea Scotti. Inoltre, il vaccino necessita di circa due settimane per sviluppare l’immunità completa, perciò ritardare troppo l’inoculazione può esporre a rischi di infezione precoce.

Vaccinazione contro l’influenza per anziani e soggetti fragili: il ruolo chiave del medico di famiglia

Per le categorie più vulnerabili, come gli anziani e i pazienti fragili, la scelta del momento ideale per la vaccinazione deve essere personalizzata in base ai dati epidemiologici locali e alle condizioni individuali. Il medico di medicina generale deve quindi svolgere un ruolo centrale, monitorando gli scenari degli anni precedenti e consigliando il periodo più idoneo per la somministrazione.

Tuttavia, Scotti ricorda che spesso la disponibilità del vaccino dipende da fattori logistici e organizzativi, come i sistemi di distribuzione regionali, che possono condizionare la tempistica della vaccinazione anche indipendentemente dalla volontà dei medici o dei pazienti. “In alcune stagioni, abbiamo assistito a ritardi nella disponibilità dei vaccini, che hanno costretto a posticipare la campagna vaccinale”.

Importanza della vaccinazione anche in ritardo, i dati di copertura in Italia

Nonostante le incertezze sulla tempistica, l’appello degli esperti è chiaro: vaccinarsi è sempre meglio che non farlo, anche se tardi. “Anche chi si vaccina in dicembre, gennaio o febbraio può ottenere benefici importanti, sia per sé che per la comunità”, afferma Scotti. La vaccinazione riduce il rischio di ammalarsi e di diffondere il virus, oltre a limitare l’impatto economico e sociale dovuto a giorni di malessere e assenze dal lavoro.

I dati del Ministero della Salute evidenziano però che la copertura vaccinale in Italia resta insufficiente. Nella scorsa stagione, solo il 52,5% degli over 65 si è vaccinato, una percentuale in calo rispetto al 53,3% dell’anno precedente e ben al di sotto dell’obiettivo del 75% fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nel resto della popolazione, la copertura è ancora più bassa: tra gli adulti dai 18 ai 64 anni varia tra il 4 e il 12%, mentre tra i bambini in età scolare (5-8 anni) si registra una media del 29,1%, con punte del 75,2% nella Provincia Autonoma di Trento, risultato di campagne vaccinali mirate ed efficaci.

Sorveglianza e prevenzione: il contesto globale e il rischio zoonotico dell’influenza aviaria

Parallelamente alla stagionalità dell’influenza, cresce l’attenzione internazionale verso l’influenza aviaria zoonotica, una malattia che interessa uccelli selvatici e domestici e che, sebbene raramente, può trasmettersi all’uomo. Secondo recenti studi scientifici, i virus dell’influenza aviaria di tipo A, in particolare i sottotipi A(H5N1), A(H5N6), A(H7N9) e A(H9N2), hanno acquisito mutazioni che ne aumentano l’adattamento ai mammiferi, compresi gli esseri umani, soprattutto in Asia. In Europa, i virus H5Nx della clade 2.3.4.4b mostrano un’elevata capacità di evoluzione grazie alla diffusione ampia tra gli uccelli e l’occasionale trasmissione a mammiferi.

Il rischio di spillover, cioè il passaggio del virus dagli animali all’uomo, è monitorato con attenzione grazie a sistemi di sorveglianza integrata che utilizzano la genomica e l’analisi delle mutazioni virali. Nel 2024 si sono verificati casi umani confermati di infezione da virus influenzali aviari, tra cui un caso di congiuntivite da A(H5N1) in un operatore agricolo negli Stati Uniti e un decesso in Messico causato da A(H5N2).

Le autorità sanitarie internazionali, sotto l’egida dell’OMS e dell’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH), hanno rafforzato la collaborazione globale, adottando un approccio “One Health” che integra la salute umana, animale e ambientale per prevenire e contenere tempestivamente eventuali crisi pandemiche derivanti da questi virus. L’attenzione ai fattori ecologici e climatici, come temperatura, disponibilità di acqua e densità di popolazione di volatili, è fondamentale per prevedere le epidemie e intervenire efficacemente.

Le strategie di controllo e prevenzione: il ruolo della vaccinazione e della sorveglianza

La lotta contro l’influenza stagionale e quella aviaria si basa su una combinazione di interventi: vaccinazione mirata e tempestiva, miglioramento delle pratiche di biosicurezza negli allevamenti, sorveglianza genomica continua e condivisione internazionale delle informazioni. Il recente aumento degli eventi epidemici in Europa e nel mondo ha portato all’adozione di modelli predittivi basati sull’intelligenza artificiale e sull’analisi dei dati eco-climatici, che permettono di anticipare le ondate epidemiche con un alto grado di precisione.

La sfida rimane la diffusione capillare della vaccinazione antinfluenzale nella popolazione generale, soprattutto nelle fasce di età più vulnerabili, per ridurre sia il carico clinico che l’impatto economico e sociale dell’influenza. Gli esperti ribadiscono che, anche in caso di ritardi nella disponibilità dei vaccini, la somministrazione rimane un atto di protezione fondamentale e un contributo essenziale alla salute pubblica.

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