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Bonus badanti e babysitter 2025: fondi già a rischio, chi non si muove subito resta senza aiuti

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Bonus badanti e babysitter 2025: fondi già a rischio, chi non si muove subito resta senza aiuti
Andrea Casamassima di Andrea Casamassima

La figura della badante e quella della babysitter sono diventate ormai indispensabili per migliaia di famiglie italiane. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione dei nuclei familiari tradizionali e la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata hanno fatto crescere la domanda di aiuti domestici. Tuttavia, i sostegni economici disponibili non bastano a coprire i bisogni reali e, come accade spesso, le risorse vengono esaurite molto rapidamente.

Secondo quanto riportato da Altroconsumo e dalle istituzioni regionali, il 2025 conferma una situazione a due velocità: da un lato un bonus nazionale per colf e badanti, già attivo in busta paga; dall’altro alcune iniziative locali, come quelle della Liguria, che prova a dare risposte concrete ma con fondi limitati.

Bonus nazionale per colf e badanti

A livello statale, nel 2025 è stato introdotto un bonus da 100 euro mensili per colf e badanti, riferito ai giorni di lavoro del 2024. Questo contributo, attivo da marzo, viene erogato direttamente in busta paga senza bisogno di domanda. L’importo è proporzionale ai giorni effettivamente lavorati e rappresenta un piccolo riconoscimento per chi opera in un settore spesso poco tutelato.

Tuttavia, si tratta di una misura ridotta che difficilmente riesce a coprire i bisogni reali di chi presta assistenza quotidiana a persone non autosufficienti o svolge lavori domestici con orari estesi.

Nessun bonus babysitter a livello nazionale

Per le babysitter, invece, la situazione è ancora più complicata. Nel 2025 non è attivo alcun bonus nazionale, al contrario di quanto avveniva negli anni dell’emergenza Covid-19, quando vennero introdotti aiuti specifici tramite il Libretto Famiglia.

Al momento non ci sono misure attive a livello statale, anche se il nuovo Decreto Anziani potrebbe in futuro prevedere strumenti mirati per le famiglie con figli piccoli o con persone fragili da assistere. Per ora, chi cerca un sostegno economico deve affidarsi esclusivamente ai programmi regionali.

Il caso Liguria: un modello ma con tanti limiti

La Regione Liguria, che detiene il primato della popolazione più anziana in Europa, ha deciso di stanziare 6 milioni di euro per il 2025, con la sesta edizione del bonus badanti e la quinta del bonus babysitter.

  • Bonus babysitter: fino a 350 euro mensili per famiglia, destinati a genitori di minori fino a 15 anni (18 in caso di disabilità) con ISEE non superiore a 35.000 euro.

  • Bonus badanti: fino a 600 euro mensili per chi non riceve altri aiuti e 250 euro mensili per chi già percepisce il Fondo Regionale per la non autosufficienza. Il sostegno è rivolto a persone che necessitano di assistenza domiciliare continuativa e hanno un ISEE sociosanitario fino a 35.000 euro.

Le domande possono essere presentate online tramite SPID o CIE sul portale bandifilse.regione.liguria.it, con scadenza fissata al 30 settembre 2025 o fino all’esaurimento dei fondi.

Requisiti e criteri di priorità

Un aspetto importante riguarda la graduatoria. La priorità viene data a chi non ha beneficiato dei bonus nelle edizioni precedenti o a chi era rimasto escluso per mancanza di risorse. Solo in un secondo momento viene valutato l’ISEE, premiando i nuclei familiari con redditi più bassi.

Inoltre, le spese sostenute dal 1° gennaio 2025 possono essere rimborsate in modo retroattivo, così da non penalizzare chi aveva già avviato un contratto regolare con una babysitter o una badante prima dell’apertura delle domande.

Perché si parla di “gara”

Il vero problema è la scarsità dei fondi: 6 milioni di euro possono sembrare tanti, ma a fronte di una popolazione molto anziana e di migliaia di famiglie con bambini, finiscono per esaurirsi in poche settimane. Di fatto, il sistema premia chi riesce a presentare la domanda per primo, trasformando il bonus in una sorta di lotteria digitale.

Questo meccanismo, criticato da associazioni e sindacati, rischia di escludere proprio le famiglie che vivono situazioni di maggiore fragilità, magari perché meno abili con la tecnologia o meno informate sui tempi di presentazione delle richieste.

Il futuro dei bonus familiari

Le istituzioni locali, in particolare il presidente della Regione Liguria e gli assessori competenti, sottolineano l’importanza di questi bonus per garantire continuità dell’assistenza domiciliare e per sostenere la conciliazione tra lavoro e famiglia. Ma restano aperti i nodi: fondi troppo limitati, criteri che rischiano di penalizzare chi ha più bisogno e un sistema che obbliga le famiglie a correre contro il tempo.

La speranza è che nei prossimi mesi anche lo Stato intervenga con misure strutturali e stabili, che permettano di affrontare l’invecchiamento della popolazione e la crescente difficoltà delle famiglie italiane a gestire i carichi di cura.

Tra necessità e disuguaglianze

Il quadro che emerge è quello di un’Italia in cui la domanda di assistenza familiare cresce di anno in anno, mentre le risorse pubbliche restano insufficienti. La Liguria offre un esempio virtuoso, ma al tempo stesso mostra i limiti di un sistema che non riesce a garantire equità.

Il rischio, sottolineato da chi osserva da vicino la situazione, è che i bonus diventino strumenti utili solo per chi è informato e veloce a compilare le domande online, mentre chi vive condizioni più difficili o isolate resti escluso.

In attesa di interventi più ampi e uniformi a livello nazionale, i bonus badanti e babysitter restano una misura preziosa ma fragile: un aiuto reale, ma che non riesce ancora a rispondere alle esigenze di tutte le famiglie italiane.

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