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Madrid respinge le accuse di Israele di antisemitismo. Sanchez: “Ferma condanna all’attentato a Gerusalemme Est, la violenza non è la strada”

Il governo spagnolo ribadisce il proprio impegno per la pace e i diritti umani dopo le tensioni con Israele mentre il premier spagnolo esprime solidarietà a Israele dopo l’attacco che ha causato sei vittime tra cui un connazionale e rilancia l’appello per la pace in Medio Oriente

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Pedro Sanchez, presidente del Governo della Spagna, respinge le accuse di antisemitismo da parte di Israele

Pedro Sanchez, presidente del Governo della Spagna, respinge le accuse di antisemitismo da parte di Israele | Alanews

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Madrid, 8 settembre 2025 – Il governo della Spagna ha risposto con fermezza alle recenti accuse mosse dall’esecutivo di Israele, respingendo “in maniera categorica” le definizioni di antisemitismo rivolte nei suoi confronti. Il caso è nato a seguito dell’annuncio da parte del presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, di un pacchetto di sanzioni volte a fermare ciò che ha definito “il genocidio“ nella Striscia di Gaza. In particolare, il governo spagnolo ha denunciato come “inaccettabile” il divieto d’ingresso in Israele imposto a due membri del governo spagnolo: la vicepremier e ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, e la ministra Sira Rego, esponenti della coalizione Sumar, partner del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE).

Israele, la posizione ufficiale della Spagna

In una nota diffusa dal ministero degli Esteri della Spagna, diretto da José Manuel Albares, Madrid ha sottolineato di aver condannato “immediatamente l’orribile attentato del gruppo terroristico Hamas del 7 ottobre 2023” e di aver sempre richiesto la liberazione degli ostaggi. Le misure recentemente annunciate da Sánchez sono state definite “risposta al sentimento della maggioranza della società spagnola“, adottate nel rispetto della sovranità nazionale e coerenti con la difesa della pace, dei diritti umani e della legalità internazionale. Il governo ha inoltre ricordato il suo sostegno storico a Israele in vari consessi internazionali, citando anche la concessione della nazionalità spagnola a 72.000 ebrei sefarditi, che sono “già nostri concittadini“.

Madrid difende con fermezza la coesistenza pacifica di due Stati, Israele e Palestina, e ha nuovamente chiesto a Israele di porre fine all’occupazione di Gaza e della Cisgiordania, alla violenza contro la popolazione civile palestinese e al blocco degli aiuti umanitari. La nota si conclude con un impegno chiaro: il governo spagnolo “non si lascerà intimidire nella sua difesa della pace, del diritto internazionale e dei diritti umani“.

Controversie e reazioni internazionali tra Spagna e Israele

Il caso ha radici in una frase pronunciata dalla ministra Yolanda Díaz, che ha usato lo slogan “dal fiume al mare, la Palestina sarà libera“, associato al movimento Hamas e interpretato come un invito all’azzeramento di Israele. Questa affermazione ha suscitato forti reazioni da parte delle autorità israeliane, con il ministro degli Esteri Israel Katz che ha limitato i servizi consolari spagnoli in Cisgiordania e ha definito Díaz “ignorante”. Anche la comunità ebraica internazionale ha chiesto le dimissioni della vicepremier spagnola.

Díaz ha poi ritrattato le sue parole, negando qualsiasi antisemitismo e modificando lo slogan in “Israele e Palestina dal fiume al mare“. Tuttavia, l’incidente ha alimentato tensioni diplomatiche tra Madrid e Gerusalemme, evidenziando le difficoltà del governo Sánchez nel gestire una comunicazione unitaria sulla questione israelo-palestinese.

In questo contesto, la Spagna si trova anche a fronteggiare delicate sfide interne, con il premier Sánchez sotto pressione per vicende giudiziarie che coinvolgono familiari e collaboratori e una crescente crisi di popolarità. Il governo spagnolo mantiene comunque un impegno fermo nel promuovere il dialogo e la pace, in linea con la sua tradizione di difesa dei diritti umani e della legalità internazionale.

Attentato a Gerusalemme: sei vittime, tra cui un cittadino spagnolo

Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha espresso la sua ferma condanna per l’attentato terroristico avvenuto questa mattina a Gerusalemme Est, un attacco che ha causato la morte di sei persone, tra cui un cittadino spagnolo. Il premier ha affidato il suo messaggio di solidarietà e cordoglio al popolo israeliano tramite un post su X, sottolineando con forza che “la violenza non è la strada” e riaffermando la convinzione che “la pace in Medio Oriente sia possibile“.

L’attacco, avvenuto intorno alle 10.15 nella zona di Ramot a Gerusalemme Nord, ha visto due terroristi palestinesi aprire il fuoco su una fermata dell’autobus, uccidendo sei persone e ferendone almeno quindici. I due aggressori sono stati neutralizzati sul posto da un soldato fuori servizio e da un civile armato. Tra le vittime identificate figurano tre rabbini e un giovane immigrato dalla Spagna, Yaakov Pinto, di 25 anni, recentemente sposato. La polizia israeliana ha avviato indagini, mentre lo Shin Bet ha già arrestato un sospetto residente di Gerusalemme Est con l’accusa di aver contribuito all’attentato. L’Anp ha condannato ogni forma di violenza contro civili e ha sottolineato la necessità di porre fine all’occupazione per raggiungere sicurezza e stabilità nella regione.

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