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Rapì Tommaso Onofri, libero Salvatore Raimondi. La madre: “Siamo condannati per sempre”

Dopo anni di carcere e un percorso di rieducazione, Salvatore Raimondi lascia il penitenziario tra dolore e polemiche da parte della famiglia Onofri

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Salvatore Raimondi, colui che rapì Tommaso Onofri

GIORGIO BENVENUTI/ANSA ARCHIVIO/DEB

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Bologna, 30 agosto 2025 – Salvatore Raimondi, coinvolto nel drammatico sequestro e omicidio del piccolo Tommaso Onofri avvenuto nel marzo 2006 a Casalbaroncolo, è tornato in libertà dopo aver terminato la sua pena detentiva. Raimondi, condannato a 20 anni in abbreviato per il rapimento del bambino, ha scontato la pena e nelle scorse settimane è uscito dal carcere di Forlì, dove era detenuto.

Il percorso carcerario di Salvatore Raimondi e la semilibertà

Raimondi aveva concluso gli anni imputabili al sequestro di Tommaso già nel 2022, ma era rimasto in carcere a causa di una condanna definitiva a 3 anni e mezzo per estorsione, commessa nel 2018 nei confronti di un altro detenuto. Durante la detenzione, Raimondi ha mostrato un comportamento che i suoi difensori definiscono “modello”: non ha mai richiesto permessi premio, ha affrontato un percorso di rieducazione e nel 2016 si è sposato con una detenuta conosciuta in carcere.

A partire dalla primavera dello scorso anno, Raimondi ha beneficiato della semilibertà, uscendo ogni mattina dal carcere per lavorare come operaio in una ditta di Forlì e rientrando la sera. Il suo avvocato, Marco Gramiacci, sottolinea come il lavoro abbia rappresentato un elemento importante per la sua riabilitazione e reinserimento sociale. Ora Raimondi è definitivamente libero, dopo aver scontato la pena in relazione al rapimento di Tommaso e la successiva condanna accessoria.

Il caso Onofri: un sequestro finito in tragedia

La vicenda di Tommaso Onofri, allora bambino di 17 mesi affetto da epilessia, è uno dei casi di cronaca nera più drammatici della provincia di Parma. La sera del 2 marzo 2006, Raimondi, insieme a Mario Alessi e alla compagna di quest’ultimo, Antonella Conserva, rapirono il piccolo dalla casa di famiglia a Casalbaroncolo con l’intento di ottenere un riscatto, basandosi sull’erronea convinzione che i genitori potessero disporre di ingenti somme di denaro.

Pochi minuti dopo il rapimento, il bambino fu ucciso in via del Traglione: secondo le confessioni, fu Alessi a infliggere il colpo fatale. Raimondi, che confessò per primo il delitto un mese dopo, riconobbe di aver materialmente prelevato Tommaso dal seggiolone e di aver lasciato l’impronta sul nastro adesivo con cui fu immobilizzata la famiglia.

Mario Alessi è stato condannato all’ergastolo per rapimento e omicidio, mentre Antonella Conserva sta scontando una pena di 24 anni per il sequestro.

Reazioni e riflessioni

Paola Pellinghelli, madre di Tommaso, ha commentato la notizia della liberazione di Raimondi con profondo dolore, sottolineando il senso di ingiustizia che ancora la accompagna: “Prima o poi me l’aspettavo, visto che era già in semilibertà. Che si goda la sua vita, noi invece siamo condannati per sempre”. Ha aggiunto che non può parlare di perdono nei confronti dei tre responsabili, affermando che per lei sono “tutti e tre sullo stesso piano”.

Il caso, che ha avuto ampia risonanza mediatica, ha segnato profondamente la comunità di Parma e continua a rappresentare una ferita aperta per la famiglia Onofri, coinvolta in un dramma che ancora oggi suscita emozioni forti e riflessioni sulla giustizia e la memoria delle vittime.

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