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Siae microelettronica e SM Optics, sciopero dei lavoratori: “Da tre mesi senza stipendio”

Dipendenti senza stipendio da mesi chiedono interventi urgenti per salvare posti di lavoro e competenze tecnologiche, mentre istituzioni cercano soluzioni concrete.

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Roberto Smaldore di Roberto Smaldore

Classe 1997, sono un giornalista e video-reporter. Nel 2023 ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi in Storia contemporanea sul coinvolgimento dei combattenti stranieri nelle guerre jugoslave. Da giugno 2025 collaboro con Alanews occupandomi di cronaca, politica e attualità.

Cologno Monzese (Milano), 19 agosto 2025 – È iniziata oggi la settimana di sciopero indetta dai lavoratori di Siae Microelettronica e SM Optics, due aziende leader nel settore delle telecomunicazioni con sede a Cologno Monzese. La protesta nasce da una situazione di profonda crisi economica che da mesi coinvolge entrambe le realtà, con stipendi non corrisposti da tre mesi e una condizione di incertezza che rischia di compromettere il futuro produttivo e occupazionale di circa 1.000 dipendenti tra le due società.

La crisi economica e le difficoltà dei lavoratori

A raccontare il difficile momento è Marzia, dipendente di SM Optics: “Nel 2022 hanno smesso di versare i contributi Cometa e nel 2023 hanno iniziato a pagare gli stipendi in ritardo. Da oltre un anno la situazione è precipitata. Alcuni colleghi hanno dovuto vendere l’auto, altri si rivolgono alla Caritas per fare la spesa, mentre chi ha qualche risparmio lo sta consumando, perché da tre mesi non percepiamo lo stipendio”. La protesta coinvolge principalmente ingegneri e quadri tecnici, figure altamente specializzate che stanno vivendo un vero e proprio smantellamento di competenze a causa delle uscite forzate dal lavoro e della dichiarazione di 60 esuberi da parte dell’azienda.

Mario Bresciani, quadro tecnico di SM Optics, denuncia anche il mancato versamento dei contributi pensionistici, nonostante le trattenute effettuate: “Fungiamo noi da banca, un’azienda così importante non può trovarsi in questa crisi”. La tensione tra i lavoratori è palpabile, tanto che l’assemblea ha votato per uno sciopero a oltranza, che va ad aggiungersi a un contesto già segnato da una produzione ferma da oltre un mese e da ritardi nei pagamenti che risalgono a marzo.

Il ruolo delle istituzioni e le prospettive future

Il tavolo di crisi convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy lo scorso 9 giugno ha visto la partecipazione di vari soggetti istituzionali, tra cui Invitalia, Regione Lombardia e Comune di Cologno Monzese, insieme ai rappresentanti sindacali e ai vertici aziendali. Stefano Poli, direttore generale di Siae Microelettronica, ha confermato la grave crisi finanziaria e i ritardi nei pagamenti degli stipendi, dichiarando che alcuni crediti in riscossione consentiranno a breve di saldare almeno le mensilità arretrate di marzo.

Invitalia, rappresentata da Daniele Straventa, ha fatto sapere di non poter attualmente concedere prestiti ponte, ma ha assicurato che è in fase di definizione un dossier per un investimento con un nuovo operatore industriale, nel tentativo di garantire la continuità produttiva e scongiurare la delocalizzazione. La Regione Lombardia ha espresso preoccupazione per la situazione e si è detta impegnata a trovare una soluzione concreta e tempestiva.

Giorgio Pontarollo, funzionario della Fiom-Cgil, ha ribadito la necessità di un intervento attivo da parte dello Stato: “Chiediamo che Invitalia, quindi il MIMIT e il governo, confermino il proprio interesse e subentrino nella governance della società per salvaguardare l’occupazione e le competenze strategiche di un settore cruciale”.

Entrambe le aziende sono riconosciute a livello internazionale per il loro ruolo innovativo nelle tecnologie di trasmissione wireless e ottica, con Siae Microelettronica attiva dal 1952 nel campo delle radio a microonde e millimetriche e SM Optics, specializzata in soluzioni di fibra ottica e trasporto di rete, fondata nel 2014 come controllata del gruppo.

La vertenza si inserisce quindi in un contesto di forte impatto economico e sociale, con i lavoratori che continuano a chiedere risposte concrete e rapide per garantire salari, continuità produttiva e il mantenimento di un know-how tecnologico di rilievo nazionale e internazionale.

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