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Nordio lascia il Senato con Bartolozzi, nessuna risposta ai cronisti sul caso Almasri

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Il ministro è giunto al Senato poco prima delle 15, accompagnato dalla sua capo di gabinetto, Bartolozzi. Nonostante le numerose domande, Nordio ha evitato di fornire risposte dettagliate ai cronisti, limitandosi a ribadire di aver “detto la verità”

Davide Di Carlo di Davide Di Carlo

Mi chiamo Davide Di Carlo e sono nato ad Avezzano (Aq) nel 1986. Sono un giornalista pubblicista e dal 2022 collaboro con l’agenzia media Alanews, per la quale mi occupo di politica come videomaker. Sono appassionato di Medio Oriente e nell’aprile del 2019 è uscita una mia pubblicazione universitaria dal titolo ‘Storia e sistema dei media in Libano’. Nel 2020 è stato pubblicato un mio romanzo dal titolo ‘Aida. La primavera in inverno’. Entrambe le opere sono uscite grazie alla casa editrice Aracne editrice. In passato sono stato assistente universitario per il corso ‘Teorie e tecniche del giornalismo’ all’Università di Tor Vergata dove ho avuto modo di tenere il corso ‘Laboratorio di giornalismo’

Roma, 10 luglio 2025 – Nel pomeriggio di oggi a Palazzo Madama si è svolto il question time con il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante il quale è stato affrontato il delicato caso relativo a Najid Osama Almasri, il capo della polizia giudiziaria libica arrestato a Torino e successivamente scarcerato. Il ministro è giunto al Senato poco prima delle 15, accompagnato dalla sua capo di gabinetto, Bartolozzi. Nonostante le numerose domande, Nordio ha evitato di fornire risposte dettagliate ai cronisti, limitandosi a ribadire di aver “detto la verità”.

Il caso Almasri e le criticità nella gestione ministeriale

Le polemiche che hanno coinvolto il Ministero della Giustizia riguardano la gestione dell’arresto e della successiva scarcerazione di Najid Osama Almasri, destinatario di un mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte penale internazionale dell’Aja per accuse gravissime, tra cui crimini di guerra, violenze sessuali e tortura nel carcere di Mitiga a Tripoli. Almasri era stato fermato dalla DIGOS di Torino il 19 gennaio 2025, ma la scarcerazione disposta dalla Corte d’Appello di Roma è avvenuta già il 21 gennaio, per un vizio di forma legato alla mancata comunicazione ufficiale da parte del Ministero.

Secondo fonti investigative, la comunicazione iniziale dell’arresto era arrivata al Ministero in modo informale e privo di documentazione essenziale, come il provvedimento ufficiale e la traduzione della richiesta, creando molteplici incertezze circa la legittimità dell’arresto stesso. Il ministro Nordio ha sottolineato le contraddizioni presenti nel mandato di arresto della Corte, in particolare sulle date e sulla coerenza delle accuse, definendo l’atto “radicalmente nullo”.

Inoltre, emergono indiscrezioni secondo cui la capo di gabinetto Bartolozzi sarebbe stata particolarmente preoccupata per la gestione della vicenda, segnalando tensioni interne al Ministero. L’intera vicenda ha acceso i riflettori sul ruolo politico e gestionale di Nordio, la cui permanenza nel dicastero potrebbe essere messa in discussione, mettendo a rischio anche la prosecuzione della riforma della giustizia da lui definita “epocale”.

Il question time e le reazioni politiche

Durante il question time al Senato, il ministro Nordio ha illustrato la cronologia degli eventi, spiegando che la notifica ufficiale della richiesta di arresto è arrivata solo il 20 gennaio, un giorno dopo l’arresto effettuato dalla DIGOS. Ha inoltre chiarito che la legge attribuisce al Ministro della Giustizia il compito di curare i rapporti con la Corte penale internazionale e di coordinare l’azione con altri organi dello Stato, ma ha evidenziato le difficoltà dovute a documenti incompleti e contraddittori.

All’uscita dal Senato, Nordio ha evitato ulteriori commenti ai giornalisti, limitandosi a dire: “Ho già risposto alle domande”, prima di allontanarsi con la capo di gabinetto Bartolozzi. Intanto, l’opposizione e diversi osservatori politici chiedono maggiori chiarimenti e sottolineano la necessità di trasparenza sulla vicenda, che ha anche portato all’iscrizione di Nordio nel registro degli indagati per favoreggiamento e omissione di atti d’ufficio.

L’arresto di Almasri, figura chiave del sistema repressivo libico e accusato di gravi violazioni dei diritti umani, aveva suscitato grande attenzione nelle organizzazioni umanitarie, tra cui Mediterranea Saving Humans, che ha definito il fermo un “risultato di anni di denunce e indagini”. Tuttavia, la scarcerazione e la gestione ministeriale hanno aperto un acceso dibattito sul rispetto delle procedure e sull’efficacia della cooperazione internazionale in materia di giustizia.

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