Le scuole cadono a pezzi, i termosifoni esplodono e in alcune aule manca persino l’elettricità. È questa la realtà con cui devono fare i conti ogni giorno alcuni studenti degli istituti romani, che venerdì 30 ottobre sono scesi in piazza in occasione della mobilitazione organizzata a Roma nell’ambito dello sciopero generale proclamato dall’Usb. Una protesta che ha portato nelle strade della Capitale lavoratori, studenti e diverse realtà associative, con al centro le rivendicazioni contro il caro vita, le spese militari e i tagli ai servizi pubblici.
Tra le questioni sollevate dai manifestanti c’è quella dell’edilizia scolastica, con particolare attenzione alle condizioni degli istituti delle periferie. Una situazione che, secondo la testimonianza di uno degli studenti presenti alla manifestazione, ha raggiunto livelli difficilmente accettabili. “Questa mattina quei pochissimi studenti che sono entrati a scuola si sono trovati un termosifone esploso su un piano. Solo una settimana fa ne era esploso un secondo in un’aula”, racconta il ragazzo, descrivendo quanto accaduto nel proprio istituto.
Non si tratta di episodi isolati. “Siamo qui per i grandi problemi infrastrutturali che abbiamo riscontrato nella nostra scuola”, spiega, denunciando anche le difficoltà legate agli impianti elettrici. “C’è una sede che anche oggi ha perso l’elettricità e gli studenti si sono ritrovati a dover entrare comunque”.
Il problema, chiarisce, riguarda soprattutto le condizioni in cui si svolgono le lezioni. In alcune aule la mancanza di corrente rende infatti estremamente complicato seguire le attività didattiche. “Ci sono delle aule che si ritrovano veramente buie e hanno la necessità di avere elettricità, perché altrimenti si fa veramente lezione al buio. Anche oggi sono entrati con queste condizioni ed è scandaloso”.
A raccontarlo è anche uno studente dell’indirizzo tecnico informatico di San Basilio, che descrive una situazione particolarmente difficile nella propria scuola. “Essendo in periferia siamo dimenticati dalle istituzioni e quindi la situazione è molto precaria. La succursale casca a pezzi, metà scuola è inagibile”. Una condizione che, sostiene, non riguarda soltanto il suo istituto, ma coinvolge diverse realtà scolastiche dei quartieri periferici della Capitale.