La guerra in Ucraina continua tra attacchi sul territorio, tentativi di negoziato e nuovi contatti diplomatici. Mercoledì 28 ottobre è entrata in vigore una tregua umanitaria a Oleshky, nella regione di Kherson, sulla riva meridionale del Dnipro. Parallelamente, sono stati segnalati nuovi bombardamenti russi su Kharkiv e altre aree del Paese, mentre gli Stati Uniti cercano di rilanciare il percorso verso un accordo tra Mosca e Kiev.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che un incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky potrebbe tenersi “molto presto”. Restano però aperte le questioni più delicate: il futuro dei territori occupati, le garanzie di sicurezza per l’Ucraina e le condizioni per un eventuale cessate il fuoco duraturo.
Ucraina, scatta la tregua umanitaria a Oleshky
La tregua a Oleshky è stata annunciata dal ministero della Difesa russo, che ha comunicato la sospensione delle operazioni militari nel settore di Kherson a partire dalle 4, ora di Mosca, corrispondenti alle 2 in Italia.
La pausa nei combattimenti è legata ai preparativi per un’operazione umanitaria nella città, situata in un’area strategica lungo il fiume Dnipro. L’obiettivo è consentire lo svolgimento delle attività previste senza il rischio di attacchi durante le operazioni.
Il cessate il fuoco resta circoscritto all’area interessata e non rappresenta una tregua generale tra Russia e Ucraina. La sua efficacia dipenderà dal rispetto degli impegni sul terreno e dalla possibilità di completare l’intervento umanitario.
Nuovi bombardamenti russi su Kharkiv e Kiev
Mentre proseguono i contatti diplomatici, il fronte militare continua a essere segnato da attacchi contro aree urbane e infrastrutture. A Kharkiv, secondo le autorità locali, un edificio residenziale nel distretto di Osnovianskyi è stato colpito da un attacco russo. Le prime informazioni hanno segnalato persone ferite e possibili residenti intrappolati nell’edificio.
Anche Kiev è stata interessata da nuovi bombardamenti. Gli attacchi hanno coinvolto infrastrutture e strutture civili, mentre le autorità ucraine continuano a denunciare i rischi per la popolazione.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito che qualsiasi accordo dovrà garantire la sicurezza del Paese e impedire che una pausa nei combattimenti venga utilizzata per preparare nuove offensive.
Trump: “Putin e Zelensky si incontreranno molto presto”
Sul piano diplomatico, Trump ha rilanciato l’ipotesi di un incontro diretto tra il presidente russo e quello ucraino. Il leader statunitense si è detto fiducioso sulla possibilità di compiere progressi nei negoziati, ma non è stata annunciata una data ufficiale per il vertice.
Nel frattempo, Zelensky ha incontrato a Oslo l’inviato americano Steve Witkoff, mentre Putin ha avuto contatti con i rappresentanti statunitensi. I colloqui si inseriscono in una serie di iniziative volte a riaprire il dialogo tra le parti dopo anni di guerra.
Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa internazionale, tra le questioni discusse figurano anche le condizioni economiche di un eventuale accordo e il possibile futuro delle relazioni energetiche tra Russia, Stati Uniti ed Europa.
Restano tuttavia profonde divergenze sulle condizioni di una pace. Kiev chiede garanzie di sicurezza concrete e rifiuta che un accordo implichi la rinuncia forzata a ulteriori territori. Mosca continua invece a porre le proprie condizioni politiche e territoriali come base per qualsiasi intesa.
Lavrov avverte: la guerra potrebbe intensificarsi
A confermare la distanza tra le posizioni delle parti sono arrivate anche le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Secondo quanto riportato dall’agenzia Interfax, il capo della diplomazia di Mosca ha affermato che il conflitto potrebbe proseguire e intensificarsi.
Lavrov ha sostenuto che Washington rimane aperta al dialogo, pur continuando a fornire sostegno militare all’Ucraina attraverso gli alleati europei e la condivisione di informazioni. Ha inoltre criticato i Paesi europei per la loro posizione nei confronti della Russia.
Le dichiarazioni evidenziano le difficoltà di un processo negoziale nel quale le parti continuano a mantenere obiettivi divergenti, anche mentre si moltiplicano i contatti diplomatici.
Reclutamento di cittadini africani nell’esercito russo
Un altro fronte riguarda il reclutamento di cittadini stranieri nelle forze armate russe. Secondo informazioni attribuite all’intelligence ucraina e riprese da Bloomberg, nei primi nove mesi del 2026 la Russia avrebbe reclutato centinaia di cittadini africani, tra cui persone provenienti da Burundi, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo, Sierra Leone, Sudan e Camerun.
Le segnalazioni indicano che alcuni uomini sarebbero stati attirati con offerte di lavoro in settori civili, per poi essere spinti a firmare contratti militari. Una commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha inoltre descritto pratiche di reclutamento ingannevoli o coercitive che potrebbero configurare casi di tratta di esseri umani.
Le accuse richiedono verifiche indipendenti, ma sollevano interrogativi sulle modalità con cui vengono reclutati combattenti stranieri e sulle condizioni alle quali vengono inviati al fronte.
Negoziati ancora in salita: territori e sicurezza restano i nodi centrali
La tregua di Oleshky e i nuovi contatti tra i leader internazionali rappresentano segnali diplomatici, ma non sono sufficienti a indicare una svolta imminente nel conflitto.
Un eventuale incontro tra Putin e Zelensky dovrebbe affrontare questioni che finora hanno bloccato le trattative: il controllo dei territori occupati, le garanzie di sicurezza per Kiev, il futuro delle sanzioni contro Mosca e le modalità di verifica di un cessate il fuoco.
Per l’Ucraina, l’obiettivo è evitare che una tregua si trasformi soltanto in una pausa prima di nuovi attacchi. Per la Russia, il negoziato resta legato al riconoscimento delle proprie richieste territoriali e strategiche.
La situazione resta quindi in evoluzione: mentre le operazioni militari proseguono, la diplomazia tenta di individuare un percorso comune. La possibilità di un vertice diretto tra Putin e Zelensky potrebbe rappresentare un passaggio importante, ma soltanto un accordo concreto sulle condizioni della pace potrà segnare un cambiamento reale.
