Un vertice sulla legge di bilancio dovrebbe riunire lunedì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. A confermare l’ipotesi sono più fonti di centrodestra all’Ansa. Il confronto arriva nel pieno della stesura della manovra 2027, l’ultima prima delle elezioni, con risorse di partenza tra le più ridotte di sempre.
Giorgetti aveva parlato di «nuvoloni all’orizzonte» davanti a un’Aula della Camera quasi vuota. Le difficoltà riguardano l’economia internazionale, ma anche la politica interna: il governo deve conciliare le richieste della maggioranza con coperture che sembrano lasciare margini molto limitati.
Le risorse di partenza e i vincoli sull’extra-deficit
La base disponibile è di circa 10 miliardi di euro, contro i 18 miliardi dai quali era partita la manovra dell’anno scorso, già considerata contenuta. La somma non basterebbe neppure a rinnovare tutti i bonus e gli sgravi temporanei in vigore quest’anno. Quasi metà dei 10 miliardi dovrà inoltre arrivare da un contributo di banche e assicurazioni ancora da definire.
A queste risorse si aggiungono circa 14 miliardi di extra-deficit concessi dall’Unione europea, utilizzabili però soltanto per la difesa e l’energia. È sui sette miliardi destinati all’energia che si concentra buona parte del confronto condotto dal governo in Europa in queste settimane: l’obiettivo italiano è poterli impiegare anche contro il caro bollette.
Il negoziato europeo sugli aiuti per le bollette
Giorgetti ha rivendicato questa intenzione lo scorso lunedì davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. «Io vivo in mezzo alla gente normale», ha detto il ministro, contestando l’idea che in Europa si possa considerare accettabile lasciare alle famiglie il peso dei rincari: «Per me è una scelta sbagliata».
La posizione dell’Unione europea, fin dall’inizio, è stata diversa. Gli Stati possono indebitarsi più di quanto previsto a inizio anno, ma le risorse devono produrre effetti duraturi. Non quindi bonus generalizzati, capaci di offrire un sollievo temporaneo senza ulteriori benefici una volta terminati, bensì investimenti di lungo periodo per la transizione ecologica e una minore dipendenza dalle fonti fossili.
Questi investimenti non producono risultati immediati né particolarmente visibili agli elettori. Il governo deve invece affrontare il peso delle bollette su famiglie e imprese a pochi mesi dalle elezioni, al massimo un anno. La richiesta italiana a Bruxelles è dunque di allargare i vincoli per finanziare anche misure di sostegno. Senza un’intesa, i fondi dovranno essere trovati altrove, nonostante le coperture ridotte della legge di bilancio.
I tempi della manovra e il possibile taglio dell’Irpef
L’attesa dell’esito della trattativa ha allungato i tempi. La scadenza del 20 ottobre per l’invio del testo al Parlamento salterà: non è vincolante, ma in passato era sempre stata rispettata come termine massimo. Il Consiglio dei ministri potrebbe comunque riunirsi prima della fine del mese per approvare il disegno di legge. Giorgetti ha spiegato che si stanno preparando «i piani B, C e D».
Tra le prime misure che potrebbero essere accantonate c’è il taglio dell’Irpef per i redditi tra 50mila e 60mila euro lordi, un intervento che era sembrato tra i più certi. Il costo sarebbe di circa 3 miliardi di euro all’anno, a fronte di una platea di un milione di italiani, ai quali si aggiungono 2,5 milioni di contribuenti con redditi superiori a 60mila euro.
I partiti del centrodestra presenteranno da qui alla fine dell’anno le proprie richieste: dall’ampliamento della tassa piatta per le partite Iva alla riforma delle pensioni, dagli assegni minimi alla riduzione dell’Irpef. Giorgetti ha indicato come priorità la tenuta dei conti e il rispetto del limite del 3% di deficit, per onorare gli accordi con l’Europa e uscire dalla procedura di infrazione.
