Le tracce genetiche dello stesso uomo ignoto sono state trovate sui jeans di Liliana Resinovich e su uno dei sacchi neri che contenevano il corpo della donna, scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021, secondo Corriere.it. Il cadavere era stato ritrovato il 5 gennaio nei boschi dell’ex ospedale psichiatrico.
Gli accertamenti sulla morte di Liliana Resinovich rispondono ai quesiti posti dal giudice per le indagini preliminari di Trieste ai periti. Gli esiti saranno discussi nell’udienza del 30 ottobre.
Sulle suole delle scarpe della donna gli esperti non hanno trovato tracce del terreno del luogo in cui era stato rinvenuto il cadavere. È stato inoltre accertato un «contatto diretto» tra il giubbotto indossato dal marito Sebastiano Visintin il giorno della scomparsa e il giubbotto e la borsa di Liliana.
La morte della donna non è mai stata chiarita: a lungo non si è riusciti a stabilire se si trattasse di un omicidio o di un suicidio. Per l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Sergio Resinovich, fratello della vittima, «questa perizia ci dice che Lilly è stata uccisa e quindi qualcuno l’ha portata lì perché addosso non ha nulla del sito» dove fu trovato il cadavere.
Il legale ha anche precisato le aspettative sugli accertamenti: «Non ci si aspettava, dopo sei anni, la pistola fumante da questa perizia, altri e imponenti sono gli elementi che parlano di omicidio e di possibili responsabilità».
Il lavoro e la passione per la corsa
Liliana aveva 63 anni al momento della morte ed era in pensione da pochi anni, dopo aver lavorato come impiegata alla Regione Friuli Venezia Giulia. Era sposata da oltre trent’anni con Visintin e conduceva una vita che i conoscenti definivano «regolare».
Pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo era emersa la sua stretta amicizia con Claudio Sterpin, 82 anni, con il quale condivideva la passione per la corsa.
