Otto civili sono morti nella sparatoria avvenuta il 27 settembre 2026 a Huité, nel dipartimento di Zacapa, in Guatemala. Tra le vittime figurano tre donne e un minorenne, secondo le ricostruzioni della stampa locale. Le autorità hanno ammesso che i soldati presenti sul posto hanno aperto il fuoco, dopo aver inizialmente negato la partecipazione dei militari: l’inchiesta dovrà accertare se quei colpi siano collegati alle otto morti.
Il presidente Bernardo Arévalo e il ministro della Difesa Henry David Sáenz Ramos hanno consegnato agli inquirenti un rapporto interno per chiarire l’accaduto. Gli accertamenti riguardano anche l’ipotesi di esecuzioni extragiudiziali, che resta una possibilità investigativa e non una conclusione raggiunta dalla magistratura.
Gli spari a Huité e le versioni sull’operazione
Il bilancio iniziale di sette morti sarebbe salito a otto dopo il decesso di una persona rimasta ferita. Sempre secondo le ricostruzioni giornalistiche locali, alcuni corpi sarebbero stati rinvenuti in luoghi differenti.
Un rapporto preliminare della polizia collega gli incidenti a un’operazione finalizzata alla cattura di un presunto leader criminale. Alcune ricostruzioni della stampa locale hanno associato l’episodio a Haroldo Lorenzana Terraza, conosciuto come “Haroldito”, ma il suo ruolo esatto negli avvenimenti non è ancora chiarito. Non è stato accertato pubblicamente chi abbia dato origine alla sparatoria, quali gruppi fossero presenti e da quali armi siano partiti i colpi che hanno raggiunto le vittime.
L’esercito aveva inizialmente negato di aver preso parte all’operazione. I video diffusi sui social dagli abitanti hanno poi documentato la presenza dei militari. Il ministro Sáenz ha quindi riconosciuto l’utilizzo delle armi da parte dei soldati, sostenendo che gli spari a Huité fossero colpi di avvertimento in risposta a detonazioni di provenienza sconosciuta.
Secondo la versione ufficiale, il personale militare avrebbe agito per proteggere la propria vita e integrità fisica. Gli investigatori dovranno confrontare questa spiegazione con gli elementi raccolti e con la ricostruzione preliminare della polizia. L’ammissione dell’uso delle armi non equivale all’accertamento della responsabilità per le otto morti.
I comandanti rimossi e le verifiche sulle armi
Il governo ha disposto la rimozione del capo di Stato maggiore della Difesa e del comandante della brigata militare locale per garantire la trasparenza degli accertamenti. La rimozione dei due comandanti è una misura amministrativa adottata durante le indagini e non costituisce, di per sé, un accertamento di responsabilità penale.
Le autorità hanno messo 107 soldati a disposizione della magistratura. Le armi in dotazione al battaglione sono state sequestrate per consentire le verifiche balistiche.
L’ipotesi delle esecuzioni extragiudiziali riguarda possibili uccisioni illegali attribuibili ad agenti dello Stato, o a soggetti che agiscono con il suo coinvolgimento, al di fuori di un procedimento giudiziario. L’inchiesta dovrà chiarire chi abbia sparato i colpi mortali, l’effettiva natura dell’operazione e perché l’esercito abbia inizialmente negato la propria presenza. Le risposte dipenderanno dagli esami balistici, dalle testimonianze e dalle conclusioni dell’inchiesta giudiziaria.
Il ministro della Difesa ha espresso solidarietà alle famiglie delle vittime e alla popolazione di Huité, assicurando l’impegno del governo a condurre gli accertamenti con serietà, obiettività e trasparenza.
Gli investigatori hanno raccolto 77 reperti balistici in quattro punti del municipio. Il confronto con le armi sequestrate potrebbe permettere di individuare la provenienza dei proiettili e ricostruire le diverse fasi della sparatoria.
