L’indicazione del candidato premier nel programma di governo, anziché nelle liste che avranno tra le mani i cittadini, è tra i punti contestati da Giuseppe Conte oggi alla Camera, durante le dichiarazioni di voto finale sulla legge elettorale. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha accusato la maggioranza di avere agito «subdolamente» su questo passaggio.
«Giorgia Meloni con la sua faccia tosta non ci stupisce quasi più», ha dichiarato Conte. Nel suo intervento sulla legge elettorale ha aggiunto che manca soltanto l’indicazione che il premio di maggioranza vada «a una premier con gli occhi chiari».
Conte contesta il premierato e mostra le fotografie
Il presidente del Movimento 5 Stelle ha richiamato la riforma costituzionale del premierato, che Meloni aveva indicato da subito come quella a cui teneva maggiormente. Secondo Conte, tutti i costituzionalisti l’hanno bocciata, tranne chi l’ha scritta, e la maggioranza l’ha accantonata con frustrazione.
Conte ha accusato la maggioranza di coltivare il «pallino della capocrazia», dell’uomo o della donna sola al comando: «C’è questa sottile ma persistente nostalgia del Ventennio che vi ispira tuttora». Ha descritto l’idea di democrazia dei suoi interlocutori come «un regime illiberale mascherato, sostanzialmente un’autocrazia», con il voto a una casella già sbarrata e una sola persona al comando per cinque anni. A suo giudizio, l’indicazione del candidato premier è arrivata dopo avere compreso che nel Paese «tirava un’altra aria» e che quel disegno non era realizzabile.
In Aula Conte ha mostrato una fotografia di Roberto Scarpinato con Falcone e Borsellino, poi quella di Delmastro con Caroccia, definito dal presidente del Movimento 5 Stelle «prestanome di un clan camorristico». Ha esibito anche una fotografia di Colosimo, presidente della commissione Antimafia, «con le mani intrecciate a Ciavardini», condannato per la strage di Bologna.
Legge elettorale, Schlein richiama il voto del 14 luglio
Elly Schlein ha contestato alla maggioranza di votare la stessa norma affossata il 14 luglio. Dopo avere ascoltato i colleghi, ha dichiarato di comprenderne l’imbarazzo e ha attribuito il cambio di posizione alla paura del giudizio degli elettori, denunciando il «ricatto della fiducia e del voto anticipato».
«Che cosa è cambiato rispetto al 14 luglio?», ha chiesto Schlein, indicando nella paura la risposta. Ha poi accusato la maggioranza di avere impegnato cinque mesi, da giugno a ottobre, soltanto sulla legge elettorale: «Non vi siete occupati di altro che provare a garantire il vostro potere».
