Migliaia di liceali e universitari sono scesi in piazza in Francia giovedì 8 ottobre, per quello che è stato ribattezzato l’”Atto IV” della mobilitazione nazionale contro le condizioni del sistema scolastico. Ai cortei, organizzati in diverse città del Paese, da Parigi a Marsiglia, passando per Lione, hanno preso parte anche insegnanti e genitori. Il governo ha annunciato un piano d’emergenza per affrontare la carenza di supplenti, mentre alle rivendicazioni per maggiori risorse e personale si sono aggiunte le proteste contro gli interventi delle forze dell’ordine durante le manifestazioni.
Il ministero dell’Istruzione ha registrato, a metà giornata, 157 licei chiusi su 3.700, con circa il 96% degli istituti aperto. Nella sola Île-de-France, 145 scuole hanno subito disagi: una ventina è stata interessata da violenze, scontri o danneggiamenti.
Francia, i cortei a Parigi, Lione e Marsiglia
Il corteo di Parigi ha riunito migliaia di persone in piazza della Repubblica per raggiungere piazza della Bastiglia, con la scorta di una decina di mezzi della polizia antisommossa. Tra gli studenti in piazza c’era anche Eliana, 16 anni, del liceo Charlemagne.
La ragazza ha spiegato di manifestare per sostenere gli istituti delle periferie più svantaggiate e si è dichiarata insoddisfatta delle parole del primo ministro Sébastien Lecornu. “Non ne possiamo più di questo sistema che ci riduce al silenzio”,ha dichiarato, annunciando l’intenzione di continuare a manifestare almeno fino al 17 ottobre.
La manifestazione di Lione, con circa 3.500 partecipanti, si è svolta senza incidenti lungo il percorso tra Bron e l’ottavo arrondissement. I brevi scontri sono avvenuti dopo la conclusione del corteo. La prefettura ha comunicato sette arresti per lancio di oggetti, partecipazione a un assembramento vietato o incendio doloso.
Il corteo di Marsiglia ha portato attraverso la città migliaia di studenti, insegnanti e genitori. La prefettura delle Bouches-du-Rhône ha ricevuto una delegazione composta da quattro rappresentanti dei manifestanti.
Le carenze nelle scuole e l’indagine a Dunkerque
Le mobilitazioni sono iniziate a settembre e denunciano soprattutto la carenza di insegnanti, il sovraffollamento delle classi e le condizioni degli edifici scolastici. A Bobigny, nella periferia parigina, l’insegnante Laila Bouhbouh ha raccontato che alcune aule del suo istituto presentano infiltrazioni d’acqua. Le classi arrivano a ospitare 35-37 studenti, talvolta senza un numero sufficiente di sedie.
Le contestazioni riguardano anche le violenze della polizia. Secondo i dati delle forze di sicurezza, tra il 28 settembre e il 5 ottobre sono state effettuate 6.059 operazioni di fermo nel contesto delle mobilitazioni.
La procura di Dunkerque ha aperto un’indagine preliminare per messa in pericolo della vita altrui dopo la diffusione di video in cui un fuoristrada della polizia avanza velocemente verso alcuni manifestanti. I fatti risalgono al 5 ottobre.
Il piano sulle supplenze in Francia e le decisioni attese a ottobre
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha riconosciuto mercoledì che la rabbia degli studenti “non nasce dal nulla”. Ha assicurato che le forze dell’ordine non hanno ricevuto istruzioni di scontrarsi con i giovani e ha annunciato le prime decisioni del governo entro la fine di ottobre.
Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha promesso un piano d’emergenza per sostituire gli insegnanti assenti, da presentare nelle prossime ore o nei prossimi giorni. Un incontro con le tre principali organizzazioni studentesche è previsto nel pomeriggio; le manifestazioni proseguono in diverse città francesi.
