Un ragazzo di 15 anni ha ucciso a coltellate un bidello di 37 anni all’interno di una scuola elementare di Leszczydół-Nowiny, a nordest di Varsavia, in Polonia. Il giovane, ex studente dell’istituto, indossava un casco con una telecamera con cui, secondo il primo ministro polacco Donald Tusk, avrebbe voluto riprendere l’aggressione. Negli ultimi due giorni, nel Paese, si sono verificati altri episodi simili: gli investigatori sospettano che possano essere collegati a una sfida diffusa sui social network.
Polonia, cosa è successo nella scuola elementare
L’aggressione è avvenuta giovedì 8 ottobre, intorno alle 9 del mattino. Il quindicenne è entrato nell’edificio scolastico e ha accoltellato un bidello di 37 anni, uccidendolo. A fermarlo sono stati un insegnante e il preside della scuola, entrambi rimasti feriti, ma non in modo grave.
Secondo quanto dichiarato da Karolina Galecka, portavoce del ministero dell’Interno polacco, il ragazzo aveva con sé tre coltelli. Le motivazioni dell’aggressione non sono ancora state chiarite, mentre la polizia ha confermato che il quindicenne aveva frequentato in passato lo stesso istituto.
L’aggressione avvenuta il giorno prima
A preoccupare gli investigatori è soprattutto la possibilità che l’omicidio non sia un episodio isolato. Mercoledì 7 ottobre, infatti, un ragazzo di 19 anni è stato arrestato dopo aver ferito con un coltello dieci persone in una scuola di Ostrołęka, sempre nel nordest della Polonia.
Nella stessa giornata, la polizia ha fermato anche un diciassettenne accusato di aver pianificato un altro attacco in un istituto scolastico di Sierpc. Le autorità stanno cercando di capire se i tre episodi siano collegati tra loro e, soprattutto, se dietro le aggressioni possa esserci una sfida online che incoraggia gli adolescenti a compiere atti di violenza nelle scuole.
Il fenomeno della radicalizzazione online
Il casco con la telecamera indossato dal quindicenne polacco ricorda quanto accaduto il 18 settembre a Roma, nella scuola media Giovanni Verga di Centocelle, dove un tredicenne aveva accoltellato una professoressa. Anche in quel caso, il ragazzo aveva con sé una telecamera e sul casco comparivano riferimenti ad alcuni degli autori delle più note stragi degli ultimi decenni.
Proprio dopo l’aggressione di Centocelle, Serena Mazzini, esperta di new media e fenomeni social, ha ricostruito il funzionamento delle community online che glorificano gli autori di stragi in un approfondimento pubblicato su Vale Tutto, la newsletter di Selvaggia Lucarelli.
Secondo Mazzini, elementi come il casco, le riprese delle aggressioni, i countdown e le fotografie pensate per essere successivamente trasformate in “edit” – montaggi video condivisi su Tik Tok – fanno parte di un linguaggio riconoscibile all’interno di alcune comunità digitali. Sono ambienti in cui gli autori delle stragi vengono celebrati e trasformati in figure da imitare, anche attraverso simboli riconducibili all’immaginario neonazista e suprematista.
Nel caso di Centocelle, sul casco del tredicenne comparivano riferimenti a Brenton Tarrant, responsabile della strage nelle moschee di Christchurch del 2019, Anders Breivik, autore degli attentati in Norvegia del 2011, e Dylan Klebold, uno dei due responsabili della strage alla Columbine High School del 1999. Sulla maglietta del ragazzo era invece presente la sigla “TMD”, acronimo di Total Muslim Death, utilizzato negli ambienti suprematisti.
