I circa 500 militari italiani attualmente presenti nell’area dell’Arabia Saudita sono suddivisi in una forza operativa aerea e una terrestre. La loro presenza non costituisce una nuova missione: lo ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante l’audizione davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sull’attacco alla base di Ta’if.
Il dispiegamento è il risultato del riposizionamento delle forze appartenenti a Inherent Resolve, annunciato e discusso in tutte le sedi parlamentari. «Il Parlamento è stato sempre adeguatamente coinvolto nella decisione di riposizionare, all’interno del perimetro organizzativo, le capacità militari esistenti», ha ribadito il ministro.
Crosetto e le ragioni della presenza in Arabia Saudita
La scelta dell’Arabia Saudita, ha spiegato Crosetto, risponde a due ragioni. È stata l’opzione giudicata più opportuna sul piano tecnico-operativo dallo Stato Maggiore della Difesa. Il Paese partner, inoltre, ha chiesto e continua a chiedere l’aiuto italiano per difendersi da possibili attacchi.
Il ministro ha indicato l’Arabia Saudita come un Paese fondamentale per sostenere gli equilibri di pace in Medio Oriente e come uno degli interlocutori con cui l’Italia ha avviato da tempo forme di supporto e dialogo. Ha richiamato anche il suo ruolo di maggiore produttore di petrolio nell’area, collegando questa fonte energetica agli effetti economici «sotto gli occhi di tutti».
«La sicurezza regionale e la pace, del resto, richiedono costante presenza, disponibilità e cooperazione, ma soprattutto impegno nei momenti più difficili», ha affermato Crosetto.
