La sanità pubblica italiana ha ricevuto 18,8 miliardi di euro in meno rispetto a quanto avrebbe ottenuto mantenendo invariato il rapporto tra il Fondo sanitario nazionale e il Pil del 2022. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe presentata alla Camera dal presidente Nino Cartabellotta. Un dato che arriva mentre Regioni e ministero della Salute chiedono circa 6,5 miliardi aggiuntivi per il 2027 e la distanza tra le risorse disponibili e la spesa sanitaria è destinata ad aumentare nei prossimi anni.
Gimbe, i 18,8 miliardi dei “tagli invisibili” alla sanità
Nel 2022 il Fondo sanitario nazionale ammontava a 125,4 miliardi di euro, pari al 6,27% del Pil. Nel 2026 è salito a 142,9 miliardi, con un incremento nominale di 17,5 miliardi, ma nello stesso periodo è diminuita la quota della ricchezza nazionale destinata alla sanità.
Se il rapporto con il Pil fosse rimasto quello del 2022, secondo Gimbe, il Servizio sanitario nazionale avrebbe ricevuto altri 18,8 miliardi di euro. A pesare sul sistema ci sono inoltre l’inflazione e l’invecchiamento della popolazione.
“Il finanziamento nominale è certamente aumentato, ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al SSN”, ha spiegato Cartabellotta, parlando del fenomeno dei “tagli invisibili”: “Non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il SSN avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto tra il Fondo e il Pil del 2022”.
La spesa sanitaria cresce più delle risorse disponibili
La distanza tra la spesa sanitaria prevista e il Fondo è destinata ad aumentare ulteriormente. Nel triennio 2027-2029, secondo le previsioni, la forbice passerà da 7,6 miliardi nel 2027 a 10,7 miliardi nel 2028, fino a 14 miliardi nel 2029.
Senza nuovi stanziamenti, avverte Gimbe, saranno le Regioni a dover coprire la differenza. “Avranno due sole possibilità: aumentare le imposte o tagliare i servizi. In entrambi i casi, il costo ricadrà ancora una volta sui cittadini”, ha affermato Cartabellotta.
Intanto aumenta il ricorso alle assicurazioni sanitarie: la spesa è passata da 4,69 a 5,29 miliardi di euro, mentre quella sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie è diminuita di 434 milioni tra il 2024 e il 2025.
Resta poi il problema dell’accesso alle cure. Nel 2024, secondo i dati Istat ripresi da Gimbe, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato almeno a una visita o a un esame. Sul fronte del personale, l’Italia conta 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media Ocse di 9,7. Dei 407.750 infermieri censiti, quasi 80mila non lavorano nel servizio sanitario pubblico.
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